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Reale o immaginaria, una Rimini sempre più gialla

Enrico Franceschini: “Bassa marea” – Rizzoli.

Non è mai stata così ricca la narrativa gialla italiana come in questi ultimi dieci anni. Titoli e autori di gran pregio hanno occupato i banchi delle librerie italiane e riscosso ampio successo fra il pubblico dei lettori: Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio, Loriano Macchiavelli, Sandrone Dazieri, Antonio Manzini, Francesco Recami, Carlo Lucarelli. E tra i primi Maurizio De Giovanni, fondatore della scuola gialla napoletana. Oggi Napoli è un po’ la capitale del giallo italiano. Capostipite Attilio Veraldi (1925-1999). Ma è De Giovanni (classe 1958), arrivato tardi alla scrittura nel 2005, il vero capofila dei giallisti napoletani di oggi: Stefano Piedimonte, Antonio Menna, Sara Bilotti, Letizia Vicidomini, Diana Lama.

Molti protagonisti dei romanzi di questi autori si muovono ed operano nelle città del sud: Napoli, Bari, Vigata. Ma in questo ultimo anno dobbiamo registrare l’uscita di libri con un improvviso proliferare di commissari di Polizia nelle città romagnole, sul mare Adriatico.

Ha iniziato il milanese Gino Vignali (ma con madre riminese) con i primi due volumi (“La chiave di tutto” e “Ci vuole orecchio” per i tipi della Solferino) delle avventure del vice questore Costanza Confalonieri Bonnet a Rimini. A ruota il fiorentino Andrea Bocconi (ma da tempo residente a Santarcangelo di Romagna) con “Il silenzio della pioggia. Omicidi a Santarcangelo di Romagna” (per i tipi della Rusconi) dove il commissario Andrea Pratesi dovrà scovare l’assassino di giovani donne.

E poi ancora il bolognese Enrico Brizzi con “Gli amici di una vita” (il primo volume di una annunciata trilogia per i tipi di Theoria) dove la poliziotta Eva Bauer sarà alle prese a Rimini con la morte misteriosa di un celebre chef. Ed infine il giornalista bolognese, inviato speciale de La Repubblica, Enrico Franceschini (la riviera è da sempre il suo buen retiro di ritorno dai viaggi nel mondo) che con “Alta marea” (Rizzoli) racconta le avventure di Andrea Muratori, detto Mura, giornalista in pensione, che con i suoi tre amici indagherà su un clan di calabresi che traffica schiave del sesso a Borgomarina, un fantasioso paese fra Rimini e Cervia.

In tutte le copertine tracce della Rimini che conosciamo: il grattacielo per Franceschini, la ruota sul porto per Brizzi, il Grand Hotel per Vignali. L’impressione è che Rimini (e dintorni) sia diventata una bella location ove ambientare avventure rocambolesche. Ma tutti gli autori finiscono per stereotipare molto i cliché caricaturali della nostra Riviera, così come i presunti tic dei romagnoli: “Smargiassi, esagerati, coloriti: è il DNA della fauna locale” scrive Franceschini.

Ed ancora: “Ma dopotutto questa è l’America d’Italia, che scimmiotta Los Angeles e Las Vegas: appena cento chilometri di costa che racchiudono il venti per cento degli alberghi nazionali, milleseicento stabilimenti balneari, migliaia di ristoranti, bar, disco-pub, discoteche, balere, supermercati, pizzerie, birrerie, paninerie, sale giochi, parchi divertimento, shopping-center, minigolf, night-club”.

Anche Franceschini, come Vignali, scrive una commedia gialla, caustica e brillante. Protagonisti, oltre a Mura, il Barone medico primario all’Ospedale di Pesaro, il Professore bibliotecario, l’Ingegnere docente di … tutto, Giancarlo Amadori maresciallo dei Carabinieri. Tutti innamorati di Sasha, escort russa, nonché mistress dominatrice di vari maschi: il notaio Ermete Calzolari, il gigolò albergatore Marco Tassinari, il bagnino Carlo Zaghini.

In un gioco continuo di battute e rimandi fra i quattro amici sessantenni, in combriccola assieme sin dalla scuola, la vicenda della ricerca e del salvataggio della figlia sedicenne di Sasha porta i quattro prima fra le colline di Poggio Torriana, su sino al castello dell’Azzurrina a Montebello, poi a Fiorenzuola di Focara, fra Gabicce e Pesaro, a picco sul mare.

La frequentazione degli amici “è un teatrino collaudato che ripetono da decenni. L’unico modo che conoscono di stare insieme. Ci sono tutti affezionati: anche la vittima di turno delle prese in giro. Tanto prima o poi tocca a ognuno. L’Ing fa il saputello. Il Barone spara balle. Il Prof è permaloso. E Mura, soprannominato ‘arterio’, non si ricorda neanche che ha detto, dove è stato e cosa ha mangiato il giorno prima. Il Prof sogna la rivoluzione, ma non è chiaro nemmeno a lui quale; l’Ingegnere è segretamente un repubblicano, anche se il Partito repubblicano è scomparso da un pezzo; il Barone ha impiegato dieci anni di psicanalisi per liberarsi dal senso di colpa di proclamarsi un comunista con la Porsche. ‘Ho nostalgia del PCI, dottore’ confessava sdraiato sul lettino. ‘E’ grave, ma comprensibile, considerati i partiti che abbiamo ora’ osservava lo strizzacervelli. ‘Ma ho tanta voglia di comprarmi una Porsche Carrera’. ‘E compratela, che diamine!’. ‘Usata, s’intende’. ‘Ah, bè, allora…’ commentavano gli amici”.

La sintesi del romanzo la fornisce lo stesso Mura alla sua giovane scopamica, corrispondente di guerra: “Sai, ho avuto degli impegni”. “Che hai combinato?”. “Oh, niente, una rissa con spacciatori cinesi, una sparatoria con mafiosi calabresi e una gita in barca con un romagnolo che voleva assassinarmi: il solito, insomma. ‘Sono caduto dalle scale del capanno’ dice. ‘E mi hanno pure forato le ruote della bici’. ‘Le avventure non ti mancano’ commenta lei”.

Mura, alla fine delle avventure (e del libro) guardando la spiaggia immagina che sia “già popolata di bagnanti, asciugamani colorati, venditori ambulanti, ragazze in bikini che odorano di abbronzante, bambini con il secchiello e bagnini di salvataggio. Mura riapre gli occhi. In realtà per adesso ci sono soltanto tre file di ombrelloni, sulla spiaggia: ancora non ci siamo. Ma ci siamo quasi. L’estate sta arrivando”. E l’estate a Rimini cambia tutto.

Paolo Zaghini

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