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Romolo Bianchi da Misano: avercene di quei grigi funzionari

Non è mai facile ricostruire biografie di persone che, seppur chiamate a ricoprire ruoli importanti, non hanno avuto l’onore di avere ricordi scritti su giornali e libri. E’ questo anche il caso di Romolo Bianchi che io conosciuto nei primi anni ’70 quando era un funzionario della Federazione comunista riminese.

Figure tanto irrise i funzionari, dipinti spesso come dei “travet” della politica. Vorrei ce ne fossero oggi dei politici siffatti, con le loro competenze e capacità di relazionarsi con la gente. Bianchi un contadino prima, un operaio dopo, è stato capace di formarsi e diventare un dirigente politico riconosciuto dagli iscritti del suo partito, dagli elettori misanesi, dai cooperatori di un centinaio di aziende riminesi che lo vollero alla loro guida.

Sulla base delle scarne informazioni reperite traccio un breve curriculum vitae di Bianchi (che però credo renda bene l’intensità della sua vita) e ne approfitto, anche grazie al contributo dell’amico Giancarlo Ciaroni, ultimo Presidente di Federcoop Rimini e primo Presidente di Legacoop Romagna nel dicembre 2013, di scrivere alcune brevissime annotazioni sull’organizzazione del movimento cooperativo riminese, quello “rosso”.

Anche perché devo dire che, contrariamente a quello “bianco” che ha edito alcuni volumi sulla sua storia (in particolare Elio Pezzi “Probi Pionieri dell’Emilia-Romagna. Confcooperative Emilia-Romagna. Una storia di cinquant’anni, 1968-2018” Homeless Book, 2018), da quest’altra parte, sulle vicende riminesi, nulla. Ed è un peccato, perché anche queste sono storie importanti, di uomini e di aziende.

17-18 febbraio 1974. Misano Adriatico, incontro del PCI. A sin., col capo reclinato, Romolo Bianchi. In piedi, al microfono, Attilio Pronti

Sono passati quasi quarant’anni dall’improvvisa scomparsa di Romolo Bianchi in seguito ad un tragico incidente sulla Superstrada di San Marino. Erano le undici di una domenica mattina, il 14 novembre 1982, quando Bianchi veniva investito da un auto guidata da una sammarinese mentre pedalava sulla sua bicicletta a Cerasolo Ausa (all’altezza della vecchia stazione del trenino) in direzione di San Marino. Era un appassionato cicloturista. Trasportato in Ospedale a Rimini con trauma cranico e coma profondo, alle 18.00 purtroppo cessava di vivere, senza mai aver ripreso conoscenza. Per diverse ore l’identità del ciclista travolto era rimasta sconosciuta.
Bianchi aveva 47 anni ed era il Presidente della Federcoop di Rimini dal 1975.

Nato il 5 novembre 1935 a Misano Adriatico in una famiglia di contadini, iniziò a lavorare presto. Si iscrisse giovanissimo nei primi anni ’50 al PCI. Partecipò e contribuì ad organizzare le lotte contadine per il superamento della mezzadria svoltesi a cavallo della fine degli anni ’50 e i primi anni ’60. Nel 1963 era operaio impegnato nella costruzione della galleria autostradale di Scacciano, mentre continuava ad impegnarsi in ruoli sempre più rilevanti all’interno del Partito. Nella primavera del 1964 venne eletto segretario del Partito Comunista di Misano Adriatico e alle elezioni amministrative del 22 novembre 1964 entrò in Consiglio Comunale e il Sindaco comunista Nicola Sebastiani (già sindaco dal 1946 al novembre 1960), rieletto, lo volle in Giunta con la delega all’Urbanistica.

Ha ricordato l’architetto Stefano Pompei (1934-2005), bolognese, che tra il 1965 e il 1995 svolse la sua attività di urbanista in particolare in Romagna con la realizzazione dei piani regolatori di Rimini, Misano Adriatico, Chiaravalle, San Giovanni in Marignano, Bagno di Romagna e Mercato Saraceno, a proposito di Bianchi e della situazione urbanistica di Misano Adriatico: “Il piano urbanistico fu redatto da Pompei nel 1968 e, tra le altre cose, puntava sui vizi formali della convenzione di Portoverde e di altre lottizzazioni per proporne la revoca, finì col venire surrettiziamente disconosciuto dalla stessa amministrazione comunale che pure ne aveva condiviso le analisi critiche. Solo un giovane assessore di estrazione contadina, Romolo Bianchi, continuò fino in fondo a credere nelle ragioni della svolta prospettata dal piano Pompei e a restare al fianco dello sprovveduto urbanista nei violenti scontri con i rappresentanti della proprietà privata che venivano quasi quotidianamente a conferire col Comune” (Stefano Pompei “Da spiaggia di campagna a spiaggia di città. Gli atti urbanistici di Misano Adriatico nella storia della sua recente trasformazione in centro balneare” in “Storia di Misano Adriatico dal 1500 ai nostri giorni”, 2 volumi, Ghigi, 1989-1993).

17-18 febbraio 1974. Misano Adriatico, incontro del PCI. Al centro a destra con il capo piegato il Sindaco Antonio Semprini. Subito dopo Romolo Bianchi

Le vicende successive degli strumenti urbanistici di Misano Adriatico meriterebbero un articolo a parte, tanto ingarbugliate e con continui ribaltamenti rispetto alle varie decisioni via via assunte. Per questo rimando ai saggi del secondo volume della storia di Misano Adriatico curato da Roberto Balzani edito da Ghigi, sopra richiamato.

Alle elezioni del 7 giugno 1970 Bianchi venne riconfermato consigliere dagli elettori e il nuovo Sindaco Antonio Semprini lo rinominò assessore all’urbanistica.(incarico che mantenne però solo sino al 9 novembre 1971). Cessato l’incarico di assessore, venne eletto capogruppo consiliare, carica che mantenne fino a giugno 1975. Nella tornata elettorale del 15 giugno 1975 Bianchi venne rieletto consigliere comunale per la terza volta (lo rimase sino alla primavera del 1980).

Bianchi, oltre al ruolo di pubblico amministratore, aveva mantenuto anche, dal 1964 sino al 1975, la dirigenza del Partito, che lasciò poi a Sergio Morotti. Eletto nel Comitato Federale del PCI riminese al 7° Congresso (27-29 dicembre 1965), vi rimase sino alla morte essendo stato riconfermato ancora una volta all’ultimo Congresso in cui fu delegato, il 12° (1-4 marzo 1979).
Venne nominato anche nella prima Assemblea del Comitato Circondariale il 20 aprile 1974 (vi rimase sino al 29 febbraio 1976).
Per alcuni anni, dai primi anni ’70 fino al 1975, fu funzionario in Federazione con la responsabilità della Commissione Agricoltura.

17-19 marzo 1977. Rimini, Salone Fieristico. 11° Congresso della Federazione Comunista Riminese. Da sin. Romolo Bianchi, Tiziano Giorgetti, Alfredo Arcangeli, Ruggero Diotallevi

Il 15 ottobre 1967 si era sposato con Giuseppina Cecchini (1943- ), infermiera nell’ospedale di Rimini. Nel marzo 1970 nascerà il loro unico figlio, Gabriele.

Poi nel 1975, a seguito del grave infarto di Silvano Doghieri responsabile del Comitato Circondariale della Federcoop di Rimini dal 1961, Bianchi fu chiamato a sostituirlo. In breve tempo, per la sua serietà e per le sue qualità professionali, entrò a far parte della Presidenza della Federcoop di Forlì, del Comitato direttivo e del Consiglio Regionale della Lega, della presidenza dell’associazione regionale delle cooperative turistiche.

Nell’estate 1981 la decisione di trasferirsi, con la famiglia, da Misano Adriatico a Rimini, nella zona del V PEEP.

Il Segretario della Federazione Comunista riminese Nando Piccari alla sua morte così si espresse: “Con la scomparsa del compagno Romolo Bianchi i comunisti riminesi perdono un dirigente capace e pieno di umanità e stimato per le sue doti dai cittadini e dai lavoratori che lo hanno avuto alla testa delle battaglie per la democrazia e l’emancipazione dallo sfruttamento”.

Scrisse Il Resto del Carlino il 16 novembre: “Romolo Bianchi si era distinto nella sua attività per doti di grande umanità ed apertura”.

Romolo Bianchi venne sepolto al Cimitero di Rimini.

1958. I membri della Federcoop di Rimini. Da destra Marta Urbinati, Bruna Casadei, Silvano Doghieri, Lella Capelli, Giacomo Evangelisti, Maurizio Soci, Luciano Fornari, Ruggero Diotallevi, Argentino Cosmi

Il 9 novembre 2005, in occasione dell’acquisto da parte della Legacoop della sede in Via Caduti di Marzabotto a Rimini dall’Unipol, le due sale riunioni vennero intitolate a Silvano Doghieri e a Romolo Bianchi.

La storia dell’organizzazione del movimento cooperativo riminese iniziò subito dopo la guerra quando a Rimini si aprì un ufficio coordinato dalla Federcoop di Ravenna. Tale presenza perdurò sino alla metà degli anni ’50, quando il coordinamento dell’ufficio di Rimini (in Via Mentana) venne preso dalla Federcoop di Forlì. Dal 1956 al 1961 l’ufficio venne diretto dal comunista Ruggero Diotallevi (1925-1979); suo vice il socialista Gianluigi Crescentini (1927-); responsabile operativo Silvano Doghieri (1925-1981). Funzionari amministrativi Argentino Cosmi (1940-2016), Maurizio Soci (1941-), Tiberio Giolito (1940-2008).

Con l’ingresso di Diotallevi nella nuova Giunta del Sindaco Walter Ceccaroni, dopo le elezioni amministrative del 23 aprile 1961, nel giugno 1961 divenne presidente dell’ufficio Federcoop di Rimini il comunista Silvano Doghieri. Egli ricoprì questo incarico sino all’estate 1975 quando, colpito da un infarto, dovette ridurre il carico di lavoro e rimase a dirigere il solo settore edile sino alla morte avvenuta il primo febbraio 1981.

Fu chiamato Romolo Bianchi a sostituirlo nell’estate del 1975, che ricoprì questo incarico sino alla tragica morte avvenuta il 14 novembre 1982. Per quasi un anno la responsabilità dell’ufficio rimase vacante. Nell’ottobre 1983 fu chiamato dall’incarico sindacale in cui era impegnato a Roma Sergio Lepri (1935- ).

Lepri trasferì gli uffici nel 1984 nel nuovo edificio di Via Caduti di Marzabotto. Ricoprì l’incarico sino al novembre 1989 quando lo surrogò Stefano Cevoli (1952- ), ex assessore comunale di Rimini decaduto a seguito della crisi della Giunta di sinistra presieduta dal Sindaco Massimo Conti il 5 maggio 1989 e la formazione di un nuovo governo di Centro-Destra (DC-PSI-PRI-PSDI), sempre presieduto da Conti, il 12 giugno 1989. Vice di Cevoli fu il socialista Piero Berardi (1946-). Cevoli ricoprì l’incarico sino a dicembre 1991 quando si dimise per assumere la presidenza della nuova cooperativa edile Sigla, nata dalla fusione di 4 aziende (C.E.R., Edarcoop di Bellaria, Edilcoop di Forlì, CEAS di San Piero in Bagno). Incarico che mantenne sino a metà del 1995.

1961. Rimini. Congresso Federcoop. Da sin. il Sindaco Walter Ceccaroni, Gianluigi Crescentini, Ruggero Diotallevi (coperto in parte), Silvano Doghieri, Tiberio Giolito, …, …,

Nel febbraio 1992 divenne responsabile dell’ufficio di Rimini Giancarlo Ciaroni (1952- ). Egli portò Rimini all’autonomia da Forlì (in maniera assolutamente consensuale) il 18 dicembre 1992, mettendo fine ad una dipendenza che durava da oltre trent’anni. Ciaroni venne confermato Presidente della nuova Legacoop di Rimini, affiancato dal socialista Bruno Romagnoli (1944- ). Dal 2004 vice-presidente fu Gilberto Grazia (1952- ). La nuova realtà contava nel 1993 108 cooperative associate, per un totale di oltre 31.000 cooperatori soci, con un fatturato di circa 450 miliardi di lire.

Il processo di riunificazione delle realtà romagnole portò alla fusione delle tre leghe Coop (Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna) il 6 novembre 2013. Ciaroni ne divenne il primo Presidente (fino al 13 novembre 2014).

Paolo Zaghini

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