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Se Rimini è il casello dell’autostrada che collega la realtà e la fantasia

Gino Vignali: “La chiave di tutto” – Solferino.

Dopo la squadra di polizia dei bastardi di Pizzofalcone, nata dalla penna di Maurizio De Giovanni, ecco che ne arriva un’altra partorita dalla fantasia di Gino Vignali. Sì, proprio quel Gino che con Michele (Mozzati), per anni, ci ha propinato gli aforismi delle formiche incazzate oltre ad aver inventato un oggetto cult ormai per diverse generazioni, l’agenda Smemoranda, ed aver regalato battute al fulmicotone ai cabarettisti di Zelig.

La squadra, comandata dal vice questore Costanza Confalonieri Bonnet (“l’investigatrice più bella mai apparsa in una Questura (calendari compresi)”), è composta dall’ispettore latinista Orlando Appicciafuoco, dall’assai meno intellettuale vice sovrintendente Emerson Leichen Palmer Balducci e dall’agente scelto Cecilia Cortellesi.

E dove opera questa squadra? A Rimini, naturalmente. La nostra città è la location scelta da Vignali per ambientare la prima storia (ma sembra che sia parte di una annunciata quadrilogia) che vede l’uccisione, a poche ore di distanza, di un barbone, di un nero e di una spogliarellista. Ma non è la pista del razzismo quella giusta, secondo il vice questore. Altrimenti perché Vagano, misterioso barbone quasi felliniano, si sarebbe preso la briga di ingoiare una chiave prima di morire? Quella, secondo Costanza, è la chiave di tutto. Ma cosa apre? Naturalmente non ve lo dico, perché se no che gusto avreste a leggere il libro?

“La Giunta del Comune di Rimini, convocata d’urgenza dal Sindaco Riccardo Milani, è riunita nell’ufficio del primo cittadino a Palazzo Garampi. L’atmosfera e le facce dei presenti sono da sala d’aspetto del dentista. ‘Noi siamo la parte lesa. Nessuno deve permettersi di spingerci sul banco degli imputati, di accusarci’ dice il Sindaco. Non possiamo chiuderci in un angolo. Un clochard e un nero massacrati a Rimini sono uno scempio, uno sfregio a noi in prima persona. Dobbiamo gridarlo forte adesso e per primi. Non possiamo lasciare la protesta a chi della protesta ha fatto un mestiere. E’ per questo che ho deciso di metterci la faccia. Andrò dappertutto, da Fazio alle Iene fino allo Zecchino d’oro, se c’è ancora, a dire che Rimini è altro, non questa roba qui. Che voglio chiarezza, giustizia, sicurezza. Rimini non è Disneyland ma non è neanche Aleppo, eccheccazzo! Quando lo troveranno, quando ci sarà il processo, Rimini si costituirà parte civile, questo deve essere chiaro a tutti”. Il Sindaco al vice questore: “Hai visto i tigì? I morti di Rimini fanno più notizia delle tensioni fra gli Stati Uniti e Corea del Nord. Non c’è giornale che non abbia spedito qui un inviato. Se stanotte vedi dalla finestra una specie di Babbo Natale rosso che cammina nella neve, non è una allucinazione. E’ il Gabibbo”.

Il romanzo di Vignali coniuga una convincente trama gialla con uno stile umoristico estremamente piacevole. Una magistrale caccia all’assassino, alternando senza tregua tensione e umorismo, colpi di scena e atmosfere suggestive. Una commedia brillante in giallo, che segna l’esordio di una seducente banda di personaggi destinati a molte (prossime) avventure.

Inoltre Rimini fa la sua bella figura, anche se è una Rimini invernale, avvolta dalla nebbia, sotto la neve, misteriosa e violenta. Del resto qui è nata la mamma di Gino, qui è dove lui trascorreva le estati da bambino, qui ancora adesso è, dopo Milano, la sua seconda casa.

Vignali Rimini la conosce bene, la mappa del romanzo è descritta accuratamente: non c’è un nome fuori posto. Ambientato tra la questura in Corso d’Augusto, il Grand Hotel al mare, il night club Lady Godiva, la piscina di Riccione, la comunità di San Patrignano e le vie nella campagna di Coriano, la colonia Bolognese, il Cimitero centrale di Rimini, Porto Verde a Misano, Corpolò, San Marino.

Ma Rimini è qualcosa in più, ha qualcosa in più che Federico Fellini e Gruau e perché no anche Vittorio Tondelli e Ligabue ci hanno detto: un luogo reale dove ognuno può lasciare libera la propria fantasia. E allora Vignali può dire nelle pagine del romanzo che “Rimini è il casello dell’autostrada che collega la realtà e la fantasia”.

Paolo Zaghini

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