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A Rimini prima di Palloni pagava Zucchi!

“Paga Palloni!”. Ogni riminese sa che il modo di dire tutto riminese si riferisce al ricchissimo podestà Pietro Palloni che nel 1932 anticipò di tasca sua le spese per la costruzione del lungomare. Lo si usa per significare quello che in Veneto (e non solo) è “paga Pantalone”, cioè un fantomatico benefattore in grado di saldare ogni debito. Ma almeno fino ai primi anni ’90 del 900 a Rimini, Santarcangelo e loro frazioni, non era infrequente sentire anche un altro detto dall’analogo significato: “Paga Zucchi!”.

Nessuno però sapeva ormai cosa volesse dire. Qualcuno si immaginava un qualche episodio, avvenuto in qualche mercato o fiera della zona, che aveva visto una persona benestante pagare per tutti, volente o nolente.

Non è così.
L’espressione verbale “Paga Zucchi” si riferisce al generale Carlo Zucchi (1777-1863) di Reggio Emilia.
Zucchi aveva fatto carriera sotto l’impero napoleonico fino a diventare generale di brigata.

Quando nel 1831 il duca di Modena fece arrestare Ciro Menotti, la città si sollevava e a Reggio Emilia si organizzò un corpo militare al comando del generale Carlo Zucchi.

Contro ogni aspettativa, gli 800 e più volontari delle Province Unite Italiane al comando di Zucchi seppero tener testa a 5 mila Austriaci in vari scontri. Il più importante fu la “battaglia delle Celle” dove i volontari, aiutati da cittadini riminesi, arrestarono l’avanzata delle soverchianti truppe imperial-regie.

Il giorno dopo i volontari al comando di Zucchi ripiegarono su Fano e da lì ad Ancona.  In quella città dopo pochi giorni la rivoluzione armata si spense.

Il generale Zucchi, i suoi ufficiali ed un centinaio di volontari che non vollero abbandonarli, si imbarcarono per la Francia, ma il brigantino fu catturato dalla marina austriaca.

Nel 1832 una commissione militare austriaca condannò a morte Carlo Zucchi, pena commutata per intercessione del governo francese in venti anni di carcere duro nella fortezza di Palmanova del Friuli.

I moti del 1848 trovarono Zucchi ancora in carcere. Liberato dalla prigionia, Zucchi assunse il comando della fortezza di Palmanova e con gli insorti combatté contro l’esercito austriaco.

Il generale Carlo Zucchi trascorse a Reggio Emilia sua città natale gli ultimi anni della sua vita, impegnato a scrivere le proprie memorie.

Quindi la locuzione verbale diffusa da noi “Paga Zucchi” non è altro che il richiamo storico ai moti del 1831: perché (come amaramente dicevano i patrioti) le conseguenze le pagò pesantemente solo il generale Carlo Zucchi? O perché (come malignamente sostenevano i reazionari) i suoi volontari al momento di saldare il conto dell’ospitalità riminese se le cavarono scaricando tutto sul comandante? Come sempre, se è difficile avere memoria, lo è ancora di più averne di condivise.

Gaetano Dini

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