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Superpoteri alle donne contro i missili di ignoranza sull’8 marzo

C’è stato un momento in cui l’Otto marzo ha cominciato a deragliare: da ricorrenza sobria e «politica» a semi-carnevalata. Se la memoria non mi inganna, è stato a cavallo fra gli Ottanta e i Novanta, e secondo me c’entra qualcosa Madonna. Non la popstar in persona, ovviamente, ma il tipo di femminilità rappresentata all’epoca dal suo personaggio: una donna forte e volitiva che conquista il mondo in guêpière disegnata da Dolce e Gabbana e schiaccia gli uomini sotto il suo tacco a spillo.

Un’impresa impossibile che nella storia è riuscita solo a Madonna; le altre sono ancora lì che cercano di infilarsi le guêpière e i tacchi a spillo, mentre il mondo è ancora per lo più in mano agli uomini.

Nel frattempo la Giornata internazionale della Donna (questo il nome originale dell’Otto marzo, fissato nel 1921 dalla seconda Conferenza internazionale delle donne comuniste; la data fu scelta solo per convenzione, le concomitanze con incendi in fabbriche tessili o repressioni violente di manifestazioni sono pie fake news confezionate in epoche successive) è diventata Festa della donna: dieci per cento di contenuto politico, novanta per cento di paccottiglia commerciale, dalle mimose a peso d’oro alla torta mimosa (buona, per carità, ma troppo indulgente), dallo strip maschile (un po’ fuori moda, per la verità) agli sconti sugli elettrodomestici nei supermercati, per non parlare delle offerte speciali nelle profumerie e nelle boutique di intimo.

Nell’Otto marzo della micragna e della misoginia fascioleghista, preceduto da un 7 marzo con ben due femminicidi e da un 6 marzo con una violenza sessuale di gruppo, in Italia abbiamo sfiorato il sublime, da un lato con l’esclusiva caramella al limone regalata da Trenitalia alle donne che viaggiano sulle Frecce in Business (in Economy bisognerà accontentarsi dei chewing-gum lasciati appiccicati sotto i sedili dai passeggeri precedenti), dall’altro con il famigerato volantino di Crotone, che addita come «offesa» alle donne tutto ciò che ha migliorato la loro vita rispetto al Medioevo (anticoncezionali, diritti, lavoro, eccetera) e le ha liberate dal destino di mogli e fattrici.

Anche Rimini, nel suo piccolo, ha contribuito alla galleria delle stronzate ottomarzesche sovraniste, con un enfatico proclama sulla pari dignità del «gentil sesso» nel partito di Salvini: «Le donne della Lega sono concordi nell’affermare che l’Italia non è un Paese sessista… combattono da eroine al fianco degli uomini e per questo non si sentono per niente sotto attacco». Piccolo dettaglio: autore del comunicato è un uomo, il capogruppo leghista in Consiglio comunale Marzio Pecci. Si vede che le leghiste sono così impegnate a combattere eroicamente che manco hanno il tempo di scrivere due righe.

Per non parlare del mugugno perenne di quelli che «ma perché non c’è la festa dell’Uomo?», come se qualcuno glielo impedisse con la forza: ma per carità, Unieuro, Mediaworld e Dazoon aspettano solo un altro pretesto per lanciare promozioni su rasoi, cellulari e abbonamenti.

Ma visto che la festa c’è, e a noi donne le feste piacciono, specie quelle in cui non dobbiamo cucinare, mettiamo da parte gli scrupoli e approfittiamone. Pure la classica pizzata con le amiche va bene, anche senza strip maschile, basta un’occhiata ai camerieri carini (ce ne sono sempre di più, questo è progresso!).

E poi, tutte al cinema, magari con le figlie, a vedere Captain Marvel, protagonista la supereroina più potente dell’universo – e donna è anche la regista, una volta tanto. E guardando Carol Danvers bloccare missili intercontinentali con la sola forza delle braccia, ci caricheremo psicologicamente per respingere i missili di ignoranza e arretratezza che in questo periodo sparano pochi ma rumorosi maschi imbecilli.

Buon Otto marzo a tutte!

Lia Celi

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