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Ma è una festa dei 18 anni o un matrimonio del Padrino?

Per ricordare il mio diciottesimo compleanno devo fare un grosso sforzo di memoria. Prima di tutto perché ormai è lontanuccio e il mio ippocampo ha perso smalto, e poi perché non ricordo grandi festeggiamenti per la mia maggiore età. E malgrado fossero i mitologici anni Ottanta, nemmeno i miei amici mi pare organizzassero party favolosi, la vera festa era poter finalmente dare l’esame pratico per la patente (quello di teoria era già stato superato), entrare nei cinema porno e, per i più impegnati, votare.

Oggi le cose sono decisamente cambiate. Nella celebrazione dei diciottesimi a Rimini si è affermato lo stile Dallas e Dynasty con quarant’anni di ritardo. La festa in discoteca o, se la stagione lo permette, in piscina, è il minimo, come pure l’affitto del salone di gala in un hotel (in una città di albergatori, in fondo non è nulla di straordinario). Ma c’è anche chi per i propri figli noleggia castelli, spa, dee-jay alla moda e limousines, ordina vestiti impegnativi e piogge di petali di rose come per un matrimonio e offre agli ospiti spettacoli buffet a cura di chef stellati e spettacoli pirotecnici firmati Scarpato, la stessa ditta che si occupa dei fuochi d’artificio nelle grandi occasioni pubbliche.

E i regali sono a livello della festa: viaggi intercontinentali, vacanze di sogno, auto o moto deluxe. Roba da migliaia e migliaia di euro, alla vigilia delle ingenti spese che la famiglia sosterrà (?) per mandare la ragazza o il ragazzo all’università.

Bando allo sdegno moralistico, ognuno spende i suoi soldi come gli pare (1.892,00 euro per “tipologia media”, 4.386,00 per quella “grande stile”, secondo Federconsumatori), e in fondo i megaparty per i diciotto anni creano lavoro e fanno crescere il Pil. Però queste usanze sanno tanto di reality tipo il Boss delle cerimonie o il Castello delle cerimonie. Per rendere indimenticabile un traguardo anagrafico importante non c’è niente di meglio che metterlo in scena come uno show tivù, ovviamente con tanto di video, e la pacchianeria alla Casamonica non è un rischio, anzi, fa parte del gioco.

Il lato malinconico, semmai, viene dal contesto: nell’Italia dei vecchi, i giovani sono una specie in via d’estinzione, e nemmeno tanto protetta. Ben poco si fa per scoraggiarne la migrazione verso terre più accoglienti e meno povere di prospettive. Le famiglie si svenano per far sentire i ragazzi importanti, unici, speciali almeno per una serata, mentre lo Stato che dovrebbe sostenerli e valorizzarli come la risorsa più preziosa, la vera molla per il riscatto del Paese, investe pochissimo in istruzione e formazione di alto livello, li fa studiare in istituti cadenti, impoverisce i programmi scolastici, lascia che giovani colti e preparati vengano sfruttati e sottoutilizzati nel mercato del lavoro.

Dopo il diciottesimo compleanno per tanti giovani parte il conto alla rovescia per la fuga all’estero in cerca di occupazioni e paghe decorose. Questi super-compleanni da principi e principesse hanno l’amaro retrogusto di una festa d’addio. E per ora non si vedono fate madrine in grado di invertire la tendenza.

Lia Celi

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