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18 febbraio 2003 – Parte il progetto definitivo per la Domus del Chirurgo

Il 18 febbraio 2003, l’amministrazione comunale di Rimini presenta il progetto definitivo per la Domus del Chirurgo. Dalla scoperta dello straordinario tesoro archeologico che giaceva sotto Piazza Ferrari sono passati 14 anni. E altri quattro ne occorreranno fino all’inaugurazione del sito, il 7 dicembre 2007.

In mezzo, intoppi e polemiche da ogni genere, dalle sfuriate di Vittorio Sgarbi e conseguenti stop al progetto (Sgarbi era sottosegretario del governo Berlusconi) alle accuse di “scempio” piovute dal Wwf e da Animal Liberation, poiché “piazza Ferrari, ex giardini Ferrari, si sta trasformando in parte in una mega struttura, che dovrà contenere, in un ambiente climatizzato, i resti della Domus del Chirurgo” e per farlo sarebbero stati abbattuti alcuni alberi della piazza. L’anno dopo, Maria Teresa Pazzaglia del Wwf e Serena Sartini di Animal Liberation avrebbero attribuito il “Premio Attila” al sindaco in carica, Alberto Ravaioli.

E proprio da un albero malato inizia la scoperta, nel 1989. Gli operai del Comune devono sradicarlo, ma l’escavatore per errore va troppo a fondo. A un metro e mezzo di profondità emerge il primo mosaico.

Alla fine degli scavi, oltre ai mosaici ancora intatti saranno riportati alla luce anche affreschi policromi, frammenti ceramici e di utensili, sepolture alto-medievali, fosse granarie di età moderna, le strutture murarie e pavimentali di diverse costruzioni, inclusi gli impianti fognari e di riscaldamento; inoltre fu ricostruito il succedersi degli edifici e degli utilizzi di quel luogo per un arco di oltre 1500 anni, compresa una drammatica distruzione della Domus durante, probabilmente, un’incursione barbarica.

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Tra i mosaici, spicca quello di Orfeo, ritrovato nella cosiddetta taberna medica. Nel triclinium è stato invece ritrovato un pannello di pasta di vetro dove su sfondo blu sono stati raffigurati tre animali marini: un delfino, un’orata e uno sgombro. 

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Ma la scoperta più straordinaria fu quella che diede il nome a tutta l’area: “Gli strumenti chirurgici ritrovati a Rimini rappresentano a oggi la più ricca collezione chirurgica antica al mondo, per varietà e numero degli oggetti: si tratta infatti di circa 150 pezzi utilizzati per intervenire su ferite e traumi ossei, più una serie di vasetti utilizzati per la preparazione e la conservazione dei medicinali. Nel corredo chirurgico spiccano vari bisturi, sonde, pinzette, tenaglie odontoiatriche, leve ortopediche, un trapano a bracci mobili e diversi ferri utilizzati per esportare calcoli urinari. La tipologia dei ferri chirurgici indica che il chirurgo riminese era specializzato in professione medica militare” 

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“Uno dei ritrovamenti più importanti è stato quello del Cucchiaio di Diocle, un pezzo unico al mondo, che serviva per estrarre le punte di freccia conficcate nel corpo umano. Si tratta di un arnese composto da un manico di ferro che termina con una lamina a forma di cucchiaio, forata al centro, in modo da bloccare ed estrarre la freccia. Veniva utilizzato in particolare dai medici che operavano sul campo di battaglia”. (Wikipedia).

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Come ricordava l’allora assessore alla Cultura Stefano Pivato a Manuel Spadazzi (Il Resto del Carlino, 10 ottobre 2007), al centro delle polemiche con Sgarbi vi fu “l’impianto di climatizzazione che avrebbe dovuto preservare i reperti: «Dopo i ritrovamenti nel 1989, e la prima fase degli scavi, dal 1991 al 1996, nel 2001 avevamo presentato il primo progetto per realizzare la struttura della Domus. Ma il Ministero dei Beni culturali, allora il sottosegretario era Vittorio Sgarbi, fermò tutto perché non voleva impianti di climatizzazione, e disse che dovevamo ispirarci alla Domus di Porfinio, in Abruzzo. Andai io personalmente così a visitare il sito in Abruzzo, e lo trovai sempre chiuso proprio perché loro, senza la climatizzazione, aveva dei seri problemi nel mantenere aperta la loro domus a causa degli sbalzi termici…». Due anni dopo il Comune ripresenta il progetto, praticamente identico, e stavolta, complice l’uscita di scena di Sgarbi, ottiene finalmente il via libera”.

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