Home > Almanacco quotidiano > 21 febbraio – Sen Per Damiè, il più grande santo di Romagna

21 febbraio – Sen Per Damiè, il più grande santo di Romagna

Il 21 febbraio la Chiesa cattolica commemora San Pier Damiani (Pietro di Damiano), il più importante Santo romagnolo di tutti i tempi ed uno dei più eminenti nella storia della Chiesa. Pier Damiani nacque a Ravenna nel 1007 e morì a Faenza il 21 febbraio 1072. Coltissimo, considerato il miglior latinista del suo tempo, asceta per scelta e grande politico suo malgrado, ci ha lasciato ben 700 scritti che restano un tesoro fondamentale sia per dottrina che per la conoscenza di quell’epoca tumultuosa. E’ stato proclamato dottore della Chiesa nel 1828.

Il corpo di San Pier Damiani nel duomo di Faenza

Proprio la sua immensa cultura lo portò ad apprezzare, all’opposto, la sancta simplicitas, santa semplicità. Come racconta lui stesso, l’episodio che determinò la svolta decisiva della sua vita accadde quando un giorno si trovò solo con un cieco e gli offrì del pane scuro, di qualità peggiore, tenendo per sé un pane bianco. Ma una lisca di pesce si conficcò nella sua gola, rischiando di soffocarlo. Interpretò l’incidente come una giusta punizione per il suo egoismo e prontamente offrì al cieco il pane migliore: immediatamente la lisca scivolò in gola lasciandolo indenne. Poi conobbe a Ravenna due eremiti di Fonte Avellana, eremo sul Monte Catria dove un tempo la Pentapoli bizantina confinava con il longobardo Ducato di Spoleto. Un luogo sacro fin dalla preistoria, dove gli Umbri e poi i Romani avevano venerato un celebre tempio di Giove, che si sarebbe assiso su quel monte a forma di cattedra (“catria”). Il cenobio del ravennate San Romualdo, il padre dei frati Calmaldolesi, risaliva invece ad appena un decennio prima. Attratto dalla loro umile e composta modestia, Pietro li seguì nel loro eremo e vi si fece monaco. Era probabilmente l’anno 1035; Pier Damiani aveva compiuto 28 anni.

San Romualdo di Camaldoli (Guercino, 1640-41. Pinacoteca comunale di Ravenna)

La sua figura assunse tale autorità morale che dovette occuparsi costantemente delle cose politiche d’Italia e poi d’Europa. Dai marchesi di Canossa ai Papi, dagli imperatori agli arcivescovi e gli abati, non ci fu conflitto che non richiese la sua opera. Inviato a dirimere contese in mezza Italia, in Francia, in Germania. Sempre contro la sua volontà e per puro spirito di obbedienza.

Fonte Avellana nel grembo del Monte Catria

Appena poteva tornava nella sua abbazia fra i possenti monti dell’Appennino. Ma, sempre suo malgrado, divenne cardinale, vescovo di Ostia, consigliere del Papa. La sua opera riformatrice (o restauratrice, come avrebbe forse preferito dire lui) si concentrò sul liberare la Chiesa da ogni impurità. Lotta senza quartiere, quindi, alla simonia, cioè alla compravendita delle cariche ecclesiastiche. Fare del Papa la figura centrale della Chiesa, contro ogni tendenza centrifuga. Affermare con fermezza il celibato degli ecclesiastici, a suoi tempi per nulla scontato e anzi ampiamente disatteso perfino da certi vescovi.

San Pier Damiani vescovo

Sen Per Damiè, come si chiama nella sua Ravenna, ebbe naturalmente sempre a che fare anche con le cose romagnole. Fra le tante abbazie che fondò di sua mano in Italia, nel 1060 ci fu quella di San Gregorio al Conca nel territorio di Morciano. Ed è solo grazie al Santo ravennate che conosciamo la figura di S. Arduino da Rimini, portato ad esempio nelle sue omelie e nei suoi scritti: il prete che quando era assalito dalle tentazioni della carne si gettava nudo fra le ortiche. Ed è molto probabile che fu per il suo impulso che lo scriptorium dell’abbazia riminese di San Gaudenzo prese a produrre sermoni, vite di santi, testi sacri, alcuni dei quali composti direttamente dal monaco ravennate a iniziare da quello dedicato a Santa Colomba, patrona della città. E’ la prima fioritura letteraria di Rimini di cui abbiamo traccia. 

Le rovine dell’abbazia di San Gregorio al Conca di Morciano

Sempre non a caso, da quel momento i Camaldolesi di San Romualdo amministrarono almeno due chiese a Rimini, ora entrambe scomparse. Una era quella, antichissima, dei SS. Andrea, Donato e Giustino, che diede il nome al Borgo di S. Andrea e di cui non si sa più nulla dopo la distruzione del Borgo stesso nella seconda metà del ‘400. L’altra esisteva già prima del Mille ed era dedicata a S. Silvestro; faceva parte di un isolato abbattuto un secolo dopo nel dare un nuovo assetto a piazza della Fontana (oggi piazza Cavour) aprendola sulla Strada Regia (Corso d’Augusto). Dello stesso isolato facevano parte i portici dove i notai tenevano i loro banchi e una sinagoga.

Dante guidato da Beatrice incontra San Pier Damiani (“Il Paradiso” di Giovanni di Paolo, 1444-ca.1450)

Si legge nella Divina Commedia :

In quel loco fu’ io Pietro Damiano,
e Pietro Peccator fu’ ne la casa
di Nostra Donna in sul lito adriano

E Dante colloca San Pier Damiani nel settimo cielo del Paradiso, quello di Saturno dove in eterno esultano gli spiriti contemplanti.

21 febbraio 1922 – Nasce Riccardo, “l’altro Fellini”

Scroll Up