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4 marzo 1671 – Il forte di San Leo ha bisogno di lavori

Il 4 marzo 1671 il castellano di San Leo, Lelio Rinalducci, scrive una lettera molto importante: per lui, che ha bisogno di altri soldi per continuare i lavori al Forte, piuttosto malridotto.

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Ma ancora più importante questa lettera è per noi; anzi, «fondamentale», come scrivono Daniele Sacco e Alessandro Tosarelli in “La Fortezza di Montefeltro. San Leo: processi di trasformazione, archeologia dell’architettura e restauri storici” (All’Insegna del Giglio, Urbino, 2016).

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È su questo documento, infatti, che «si baseranno numerose considerazioni sulla ricostruzione diacronica della fortezza. Nel documento non sono soltanto elencati tutti i luoghi restaurati dell’anno 1671, ma vengono descritte torri e muraglie oggi non esistenti, viene assegnato un dato onomastico ad ogni luogo. È specificato, infine, che restavano ancora numerosi interventi da compiere tra cui risarcire la “strada del soccorso” (la via che dalla terza piazza d’armi della fortezza scendeva al piano vallivo) impraticabile, ma ancora difesa da fatiscenti parapetti».

Moschettiere del XVII secolo

Moschettiere del XVII secolo

Gli studiosi proseguono: «La carta infine attesta come in quell’anno vennero eseguiti importanti risarcimenti alle strutture diffuse sul masso che andavano a difendere la città. Si mise mano alla “Porta di Sopra”, che era in parte franata, col suo torrione di guardia. Probabilmente fu riattata la casa detta “l’Oliveta” (che si vedrà rappresentata nelle fonti iconografiche) utilizzata dalle guardie che rondavano il monte in prossimità della prima porta».

La Porta di Sopra di San Leo

La Porta di Sopra di San Leo

Le frane erano dunque allora come oggi un incubo. Già nel 1634 ne era stata danneggiata la Porta di Sotto, che guardava a nord; in quell’occasione il movimento franoso aveva travolto il sottostante sentiero scavato nella roccia. E la stessa porta venne in seguito demolita.

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Ma ecco come inizia la preziosa carta indirizzato dal Castellano alla Camera Apostolica, che ci rende anche un’idea di come si scrivesse un documento ufficiale nell‘Italia nella seconda metà del ‘600:

Ho’ stimato debito delle mie riverenti parti d’accludere a Vostra Signoria Illustrissima l’ingiunto foglio della nota de resarcimenti che si sono fatti in questa Fortezza, come anco inserirvi quella de luoghi che necessitano d’essere riparati prima che il male si faccia maggiore in pregiudizio della Reverenda Camera acciò che la somma prudenza di Vostra Signoria Illustrissima possa dar gl’ordini opportuni acciò si ripigliassero i lavori all’apertura della primavera persuadendomi che altri 70 di pauli possino rendere stabiliti i risarcimenti più necessari o mettendosi gl’altri che si possono differire senza pericolo, accertando Vostra Signoria Illustrissima che non h mancato di quella applicazione, ch’è dovuta alla Carica acciò il denaro sia speso con vantaggi possibili e che praticarò l’istesso in quello che rimarrà da’ fare, et una simil nota ho mandato a Monsignor  Illustrissimo Ginetti Commissario Generale dell’Armi et a Vostra Signoria Illustrissima faccio humilissima riverenza.

San Leo 4 marzo 1671

Di Vostra Signoria Illustrissima  Devotissimo et obbligatissimo servitore

Lelio Rinalducci

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