Home > Almanacco quotidiano > 5 marzo – Chi u’n bala a Carnivèl o c’l’è mort o che sta mel

5 marzo – Chi u’n bala a Carnivèl o c’l’è mort o che sta mel

Il 5 marzo la Chiesa commemora S. Adriano di Cesarea (… – Cesarea marittima, 5 marzo 309),  un giovane cristiano che subì il martirio sotto Diocleziano. Secondo la tradizione, Adriano fu dato in pasto alle fiere nell’anfiteatro (ancora oggi magnificamente conservato presso la moderna città israeliana di Caesarea), che però lo risparmiarono; fu allora sgozzato insieme all’amico Eubulo. S. Adriano è il patrono di un mestiere che ha oggi una nuova centralità: il corriere.

L’anfiteatro romano di Cesarea marittima

Quest’anno il 5 marzo è e’ martidè lov, il martedì grasso. Ma oggi l’ultme dè ad Carnivèl non rende neppure pallidamente l’idea di cosa rappresentasse la ricorrenza fino a non molti anni fa. Prima del Ferragosto, delle Notti Rosa e dei Capodanni più lunghi del mondo, per secoli è stato questo il momento della festa più sfrenata. Tradizione licenziosa e paganeggiante cancellata nei Paesi divenuti rigidamente protestanti; quindi per loro motivo di attrazione turistica irresistibile verso le nazioni rimaste cattoliche.

Il Carnevale raggiunse il suo apice nel Settecento e già allora quello di Venezia era fra i più celebri d’Europa, ma quello di Roma gli era pari se non superiore. Un terrazzo lungo Via del Corso, dove avvenivano le sfilate, veniva affittato a peso d’oro; le spese per carri, carrozze, feste e costumi regolarmente rovinavano intere famiglie. Ma tutto si sarebbe fatto pur di apparire e le stesse città gareggiavano fra loro in eccessi e bizzarrie. Quando queste venivano limitate o addirittura soppresse per motivi di ordine pubblico (a Rimini accadde per esempio nel 1793, temendo contagi giacobini), il malcontento verso i governanti superava ogni livello di guardia. Né duravano a lungo le astensioni dai festeggiamenti per penitenza (come a Rimini dopo il terremoto del 1672).

“Il ridotto Dandolo”: il Carnevale di Venezia dipinto da Pietro Longhi (1757-60)

Come è rimasto solo nei proverbi, un tempo Carnevale iniziava subito dopo l’Epifania: “Da Pasquetta, Carnivèl a bachetta”, dopo Pasquetta Carnevale a tutto andare. E naturalmente, “Per Carnivèl ogni scherz e’ vèl”, ma aggiungendo “basta cu j sia e’ sel”, basta che ci sia il sale, un po’ di cattiveria. Spesso ce n’era fin troppa e i mascheramenti davano occasione per regolamenti di conti e delitti. A Rimini, per esempio, Raimondo Malatesta, braccio destro di Roberto il Magnificovenne ammazzato a coltellate mentre usciva da una festa in maschera da qualcuno travestito da pellegrino durante il Carnevale del 1492 .

Immancabili i responsi meteorologici: “Se e’ piov i dè luv, u j è de’ gren e di marzùl”, se piove nei giorni “grassi” ci sono del grano e dei “marzatelli” cioè tutto quanto si semina a marzo.

Si “seminavano” anche famiglie, perché Carnevale era il periodo canonico per i fidanzamenti.

Ma la festa prevaleva su tutto e a tutti i costi: La galèina ad Carnivèl, se la n’ s’ magna, la va da mel”, la gallina del Carnevale, se non si mangia, va a male; A Ravenna, “La galena de mert lov, che se la n’ s’ mâgna, la va in malor”, la gallina del martedì grasso, che se non si mangia, va in malora.

E soprattutto, “Chi u’n bala a Carnivèl o c’l’è mort o che sta mel”, chi non balla a Carnevale o è morto o sta male.

5 marzo 1897 – I garibaldini riminesi vanno a combattere per la Grecia

Scroll Up