Home___primopianoArcangeli e la Riri, più di 800 lettere d’amore e di politica – 2

Lei del tutto infatuata del “carissimo Pentolino”, lui costante ma sbrigativo anche quando la fidanzata subì delle molestie


Arcangeli e la Riri, più di 800 lettere d’amore e di politica – 2


2 Dicembre 2023 / Paolo Zaghini

Cesarina Martinini, per tutti Riri, fra il febbraio 1951 e il maggio 1952, scrisse ad Alfredo Arcangeli, militare di leva a Bari, 392 lettere e 5 cartoline (o almeno queste sono quelle a noi pervenute). Dunque quasi una lettera al giorno. E non due righe per volta, ma ognuna di queste almeno di 4 pagine di carta protocollo. E Alfredo gli rispose con 399 lettere e 9 cartoline (quelle a noi pervenute). Molto più brevi nel testo.

Alfredo partì militare ad inizio febbraio 1951. Aveva poco più di 21 anni (era nato il 17 novembre 1929). Aveva frequentato le scuole sino alla 5.a elementare e poi aveva fatto l’apprendista falegname assieme al fratello Gino. Quando partì militare era funzionario del PCI riminese, responsabile dell’organizzazione nel comune di Rimini dalla fine del 1948, dopo esser stato il promotore per la costituzione dell’organizzazione giovanile comunista, la FGCI, dopo lo scioglimento dell’organizzazione unitaria del Fronte della Gioventù nel 1948.

Segretario della Federazione al 1° Congresso del PCI (29-30 aprile 1949) venne eletto Ilario Tabarri, “Pietro”, cesenate, il comandante partigiano dell’8.a Brigata Garibaldi. Riconfermato al 2° Congresso (5-7 gennaio 1951), dove intervenne Pietro Ingrao, membro del Comitato Centrale e Direttore de “L’Unità”. Tabarri rimase a Rimini sino ai primi di giugno del 1952.

1949. Un gruppo di giovani comunisti. Il sesto da sin. Alfredo Arcangeli abbracciato a Cesarina Martinini (“Riri”)

Il 27 maggio 1951 si tennero le elezioni amministrative, in piena contrapposizione tra i partiti della sinistra e la DC e i suoi alleati. Sindaco dall’8 novembre 1948 era stato eletto Walter Ceccaroni, sospeso il 15 novembre 1949 dal Prefetto. Svolsero la funzione di Sindaco sino alle elezioni Gomberto Bordoni, Alberto Lollini, Gualtiero Bracconi. Il 19 giugno 1951, dopo le elezioni, fu rieletto Sindaco Ceccaroni.

Arcangeli al 1° Congresso della Federazione era entrato nel Comitato Federale, composto da soli 34 membri. Complessivamente un quadro dirigente del PCI giovane, poco più che trentenne. “Sparirono” quasi completamente tutti i vecchi leader del periodo fascista e della Resistenza.
Arcangeli fece in tempo a partecipare al 2° Congresso della Federazione Comunista prima di partire militare e venne rieletto nel Comitato Federale composto da 31 membri più 5 candidati. Ma non partecipò alle elezioni del 27 maggio 1951. Dopo il rientro a Rimini a maggio 1952 fece in tempo a partecipare nel giugno 1952 al cambio del Segretario della Federazione: Mario Soldati, bolognese, al posto di Tabarri.

5-7 gennaio 1951. Rimini, Ridotto del Teatro Comunale “Galli”. 2° Congresso della Federazione Comunista Riminese. Ilario Tabarri è al microfono. Al tavolo Pietro Ingrao

La storia con Riri aveva avuto inizio nel marzo 1948: lui poco più di 18 anni, lei quasi 17 anni (era nata l’1 maggio 1931). Così la Riri ricorda il loro incontro nella lettera del 6 novembre 1951: “ricordo la sera di Pasqua che ballammo al Teatro tutta la sera. Ricordo che nell’uscire mi feci questa domanda (mi piace o no!) ma non riuscivo a darmi una risposta (…). Noi allora eravamo molto giovani (…). Sono riuscita a capire poi che non è la bellezza e l’eleganza che vale in un giovane, ma sono le buone qualità di cose che questo deve avere. Quando due individui s’incontrano per dare inizio ad un amore, ci deve essere in loro comprensione e rispetto, non certo cercare la bellezza e l’eleganza. Certo che anche il problema dell’amore è una cosa un po’ difficile da capire, cosa molto bella e anche utile, ma tanto difficile”.

La Riri visse in simbiosi con Alfredo il suo impegno politico. Iniziò a partecipare ai gruppi giovanili femminili comunisti, dapprima in quelli della sua sezione territoriale di San Giuliano Mare (viveva con la madre in Via Tonini). Priva di istruzione, iniziò spinta dalla politica, a leggere e a studiare (ma in tante lettere dichiara la fatica di fare questo). Al Congresso costitutivo della FGCI riminese (4-5 marzo 1950) Riri entrò nel Comitato Federale dell’organizzazione giovanile di 24 membri. Ma anche Alfredo spingeva perché crescesse politicamente e culturalmente. Quest’ultimo, per la sua attività, inoltre la presentò ai compagni e alle compagne della Federazione la cui sede allora era in Corso d’Augusto 118. Giovanni Baldinini, amministratore della Federazione, individuò come sede questo appartamento a metà della via principale del centro di Rimini. Qui il PCI riminese rimase dai primi giorni del 1950 sino a fine 1960.

Maggio 1951. Bari. Alfredo Arcangeli militare.

Apprendista da una sarta in centro a Rimini. La madre faceva ogni tipo di lavoro utile a rimediare qualche soldo (l’estate lavorava nelle colonia al mare della CGIL). Tutte e due, madre e figlia, sempre senza un soldo. La Riri scriverà tantissime volte delle sue difficoltà economiche nelle lettere che inviava ad Alfredo. Spesso era un problema anche trovare le 150 lire per il francobollo per la lettera da inviare ad Alfredo a Bari. Ma piuttosto rinunciava a mangiare.

Il Segretario della FGCI Giancarlo Zanuccoli, subito dopo la partenza di Alfredo, propose a Riri di partecipare ad un corso di formazione politica per giovani comunisti alla Scuola del PCI di Faggeto Lario, sul lago di Como, della durata di cinque mesi (dall’1 marzo al 30 luglio 1951). In mezzo a mille dubbi, a litigi con la madre, alla fine decise di andarci. Studio e teoria si, ma anche esperienza politica pratica: dall’ 1 maggio all’8 giugno 1951, per un mese, fu inviata a “lavorare” presso la FGCI di Lucca impegnata nella campagna elettorale per il rinnovo dell’amministrazione comunale del 10 giugno. Una provincia bianca: la DC vinse con il 53,6% dei voti, ottenendo 26 seggi su 40; il PCI prese il 15,8% dei voti e 5 consiglieri. Un’esperienza durissima, in un ambiente ostile, che segnò profondamente Riri, pur non facendole perdere mai il suo entusiasmo ed ottimismo, come si può leggere nelle lettere che inviò ad Alfredo.

La tessera 1952 della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI)

Rientrata a Rimini divenne funzionaria della FGCI come responsabile della commissione ragazze (con un compenso di 10.000 lire al mese. Lo stipendio di un operaio era allora di 25/30.000 lire al mese). Divenne così una dei tre funzionari della FGCI, assieme a Zanuccoli, segretario, e Luciano Lombardini di Coriano. Con quest’ultimo la Riri non legò mai, litigandoci spesso, con Zanuccoli chiamato a mediare e a pacificare.

A fine 1951 Zanuccoli relazionò ad Augusto Randi, responsabile dell’organizzazione del PCI riminese sull’ottimo lavoro che Riri aveva svolto in quei primi cinque mesi di attività verso le giovani. In sella alla sua bicicletta Riri passava da una riunione delle ragazze ad una festa dei giovani nelle varie frazioni di Santarcangelo, da Cerasolo a Bordonchio, da San Lorenzo Monte a Vergiano, da San Giuliano Mare a Tomba Nuova, da Riccione a Poggio Berni.

La FGCI nel 1951 aveva 2.557 iscritti, nel 1952 2.561.
A leggere le lettere di Riri ad Alfredo si nota una infatuazione totale nei suoi confronti. Ripetute all’infinito le sue dichiarazioni d’amore per “il carissimo Pentolino”. Con una ingenuità totale, spontanea di adesione verso ogni sua affermazione. Nonostante che Alfredo ogni tanti caschi in attacchi di gelosia per la vita impegnata in mille riunioni di Riri, sempre in giro, spesso in mezzo a tanti maschi. Comunque in tutte le lettere non c’è mai un richiamo al sesso. La meta per Riri era il matrimonio al ritorno di Alfredo dal servizio militare. Il sogno era una casa, l’arredo e l’attesa di alcuni figli.

Fine anni ’40. Rimini. Luciano Lombardini con la bandiera della FGCI

Ad esempio, ma questi temi sono ricorrenti e presenti in tutte le lettere, scriveva: “Io ti voglio tanto bene Alfredo credilo. Le tue lettere sono belle e piene d’amore, però tu non devi avere così paura di perdermi perché io non ti lascerò mai, non c’è nessuna ragione che io abbia per lasciarti, io ti amo proprio tanto e come potrei lasciarti!
Sono tanto felice e orgogliosa di amarti e di essere amata. Allora perché dovrei lasciarti?
Tu mi ami, sei un buon ragazzo in tutto e per tutto, cosa devo volere di più di così?
Siamo tanto felici, pensiamo continuamente al nostro matrimonio, tante volte ti ho detto che ho voglia di sposarmi per stare sempre con te e non abbandonarti un momento, allora come puoi pensare ad una cosa simile?
Io ti amo tanto, non di meno di quanto mi ami tu, e non ho mai pensato neanche un attimo né che tu mi lasci e neanche io che lasci a te, e poi due che si amano come noi e sono felici non possono mai pensare di lasciarsi.
Quindi caro Tesoro devi essere tranquillo e non pensare neanche lontanamente a certe cose”.
(dalla lettera del 9 novembre 1951).

Primi anni ‘50. Rimini. Ragazze della FGCI con Ortensia Corbelli ed Elda Codeluppi (a capo della tavola)

Un tema oggi di grande attualità, ma sicuramente lo era anche a quei tempi: le molestie sessuali. La sera del 19 febbraio 1951 la Riri, una bella ragazza di vent’anni, entra trafelata e spaventata in Federazione in Corso d’Augusto dove doveva partecipare ad un incontro di partito. Arrivava da casa, a San Giuliano Mare, in bicicletta. Era stata seguita, molestata verbalmente con un tentativo di farla cadere dalla bici per assalirla, da parte di due militari. Ne scrive ad Alfredo nella lettera del 20 febbraio.

Primi anni 50. Tombanuova. I ragazzi e le ragazze del Circolo della FGCI

“Due militari si sono messi davanti e poi non ricordo di preciso cosa mi avessero detto. Io li guardai. In quel momento pensavo a te a Bari. Aprivo bocca per dire che io avevo un fidanzato nei militari che era a Bari, ma le parole non mi uscirono. Continuai la mia strada e loro mi vennero dietro fino dentro la porta e mi dicevano se avevo bisogno di qualche cosa. Poggiai la bicicletta e risposi: grazie, non ho bisogno di niente. Mi dissero ancora che mi avrebbero aspettato. Io dissi ancora: grazie, ma non ho bisogno di compagnia. Sono andata di sopra. C’erano Tabarri, Scarabelli di Forlì e la Pina sull’entrata, di là c’erano Marchi, Gatta e Ronci. Cercai Doghieri ma lui non c’era. Raccontai di quei due militari e chiesi a Gatta se veniva di sotto con me. In quel momento venne di sopra anche l’Ortensia [Corbelli]. Le chiesi se c’erano quei due militari. Mi disse che non c’erano. Andammo tutte e due di sotto. Sulla porta stavano arrivando Zanuccoli e la Elda [Codeluppi]. Chiesi a tutti se mi accompagnavano fino alla fine del Corso, ma loro non vennero se no facevano tardi. Ma l’Ortensia che sapeva di quei due militari mi accompagnò fino alla fine del Corso. Quei due militari ci passarono davanti, poi si fermarono finito il Corso. Io passai davanti a loro in bicicletta e uno mi prese per un braccio e mi chiamò signorina, ma io di volata andai per la mia strada. Scusa tanto se questa storia ti annoia, ma tu mi hai detto che devo scrivere tutti i particolari così io te li scrivo”.

18 luglio 1954. Da sin. Cesarina Martinini (“Riri”), Ottavia Caprara moglie di Randi, Lanfranco Randi, Augusto Randi segretario generale della CGIL riminese, Alfredo Arcangeli segretario degli edili della CGIL riminese

La risposta di Alfredo, come del resto la poca considerazione del fatto da parte dei compagni della Federazione, è gelida e lapidaria: “il fatto accaduto non mi stupisce perchè qua ne sento tante e ti debbo dire che fra i militari trovi ragazzi seri, ma anche dei poco seri, e qua assistiamo anche a dei fatti brutali dei militari nei confronti delle ragazze. A me mi conosci bene perciò penso che non occorrano tante parole. Quando vado a Bari, quelle poche volte, mi comporto come si deve comportare un onesto cittadino e difficilmente do della confidenza” (lettera del 22 febbraio 1951).

Di strada i comunisti, come tutti i maschi italiani, ne dovevano ancora fare molta per uscire da una concezione patriarcale e maschilista nei rapporti con le loro donne, e più in generale con tutto il mondo femminile. Una battaglia che prosegue ancor oggi, come dimostrano le imponenti manifestazioni di pochi giorni fa, del 25 novembre.

Paolo Zaghini

(2- continua)