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Se Fassino voleva fare un regalo a sua moglie non si è sprecato molto


Dal «parlateci di Bibbiano» al «parlateci di Chanel»


28 Aprile 2024 / Lia Celi

«Se qualcuno ruba un fiore per te, sotto sotto c’è Impulse». Fra i tanti anniversari che si celebrano in questo 2024 c’è anche il quarantennale di un celeberrimo slogan pubblicitario, quello del deodorante che abbiamo usato tutte noi teenager degli anni Ottanta. La cronaca recente ci permette di celebrarlo proponendone una versione aggiornata: se qualcuno ruba un profumo per te nel duty-free di un aeroporto è Piero Fassino.

Un’accusa di taccheggio (per di più recidivo) non è esattamente il suggello più onorevole per una lunghissima e prestigiosa carriera al vertice del più grande partito della sinistra nelle sue diverse denominazioni, da Pci a Partito democratico, e della giunta comunale di Torino, di cui Fassino è stato sindaco. Oltretutto il profumo trafugato, o meglio, rinvenuto in una tasca dell’esponente dem (è ancora da accertare se ci è finito per dolo o per distrazione) non è né di nicchia né super-costoso: trattasi di uno Chanel da 130 euro, e il vero appassionato di fragranze esclusive è abituato a sborsarne anche il doppio, come possono confermare i nasi riminesi che frequentano quel meraviglioso negozio in via Gambalunga. Essendo stata da poco in un duty-free aeroportuale posso dire che anche lì si può trovare qualcosa più originale di Chanel, ma non faccio nomi, perché se comincio a parlare di profumi non la finisco più (comunque con quelli firmati Tom Ford si casca sempre bene e si fa bella figura).

Se Fassino voleva fare un regalo a sua moglie, come ha spiegato alla Polaria (che non è un’industria di frigoriferi, ma la polizia attiva negli aeroporti), non si è sprecato molto, sotto nessun profilo. E questo dispiace, considerato che l’uomo ha sempre avuto fama di esteta: raccontava la collega Livia Turco che in gioventù, disgustato dal look sciamannato di due compagne della federazione torinese, aveva messo loro in mano dei biglietti per Parigi intimando «andate a vedere come si vestono le donne».

A qualcuno, però, il regalo l’ha fatto, e bello grosso: siamo in campagna elettorale, e in mano agli avversari del Pd, non solo a destra, l’essenza di Chanel si è trasformato in un proiettile molto meno profumato, come se non bastassero quelli che i dem si sparano da soli nei piedi con frequenza quasi quotidiana. La Verità parla di «Fassino manolesta», Libero di «Fassino Lupin», per il più moderato Giornale quella boccetta «simbolo del lusso capitalista più sfrenato» (a quanto pare anche il cronista è rimasto un po’ indietro quanto a griffe e prezzi) in mano a Fassino «dimostra una cosa: alla fine della fiera il capitale ha vinto su Marx». E non parliamo della pioggia di meme coniati dalla rete, il più cavalleresco dei quali mostra Fassino in versione Charlize Theron accanto a una bottiglia di «Eau de Prison».

Insomma, il «parlateci di Bibbiano» sta per essere sostituto dal «parlateci di Chanel», e non aiuta il fatto che la penultima uscita memorabile di Fassino (l’ultima è quella che ha fatto scattare l’allarme al duty free di Fiumicino) sia stata la sua lamentela sulla non opulenza dello stipendio da parlamentare, 4700 euro al netto di diarie e rimborsi.

Intanto la Wikipedia del dirigente dem è già stata aggiornata con l’incidente del profumo, comprese le scuse da lui addotte: «non avendo tre mani l’ho appoggiato in tasca». Ma non era meglio dire «sotto sotto c’è Impulse»?

Lia Celi