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Dopo Erdogan e Bolsonaro ci mancava solo Cacciari

É proprio il caso di dire che in occasione del recente G20 la “ragion di Stato” abbia giocato un tremendo scherzo al Presidente Mattarella e al premier Draghi, costringendo il primo a far finta di rendere omaggio a quell’ignobile mascalzone di Bolsonaro, il secondo a correre frettolosamente in bagno, a lavarsi la mano che aveva appena stretto quella del losco figuro Erdogan.

Bastano infatti le foto qui riportate a farci cogliere il loro disagio. L’espressione labiale di Draghi pare quella di chi abbia appena mangiato un limone; mentre l’aria cupa che promana dal volto corrucciato di Mattarella induce a credere che egli stia pensando: “Ma guarda un po’ cosa mi tocca fare!”.

Tanta freddezza non avrà certo fatto piacere a Bolsonaro, che però all’indomani ha ritrovato il sorriso a Pistoia, grazie al lungo scodinzolargli appresso di Salvini, a conferma del famoso proverbio secondo cui «chi si somiglia si piglia».

Come si sa, Salvini ha oramai acquisto una consolidata attitudine a calarsi nella rete fognaria della politica internazionale. Per cui in compagnia del lestofante brasiliano si trova a proprio agio, esattamente come quando annusa il fascistume della La Pen; o tesse le lodi dei portatori di repellenza del “Gruppo di Visegrád” (o Gruppo di Visdecaz che dir si voglia) capeggiati dallo spregevole Orban; o si sollazza insieme ai farabutti neo-naziasti di AfD (Alternative für Deutschland).

Ora è vero che per essere “legaiol-salvinisti” occorre uno stomaco ben robusto, ma da come “il capitano” sta ultimamente rinculando nei sondaggi parrebbe siano parecchi i legaioli che cominciano… ad essere deboli di stomaco.

 

 

 

 

 

Se la cosa può consolarlo, devo però comunicare che, di pari passo con la diminuzione del suo consenso politico, sta riducendosi pure l’intensità della mia malevolenza nei suoi confronti. Per la semplice ragione che fino a qualche tempo fa ogni comparsata televisiva di Salvini si guadagnava il monopolio del mio sovrabbondante turpiloquio mentale, mentre oggi non posso fare a meno di suddividerlo fra lui ed altri soggetti analogamente portatori di repellenza, che nel frattempo sono balzati alla ribalta.

A livello internazionale primeggia fra questi quel bandito di Lukashenko, spalleggiato da Putin. Il quale, dopo aver attirato in una trappola migliaia di immigrati, lasciando intendere che la Bielorussia sarebbe stata per loro una comoda via di transito verso l’Europa, ora con criminale ferocia li sta invece costringendo al rischio di venire sopraffatti dalla fame e dal freddo, a ridosso dell’impenetrabile “muro” di filo spinato che segna il confine fra la Bielorussia e la Polonia. Dando così vita ad un macabro ping-pong con il regime oscurantista di Varsavia, che fa sparare addosso ai disperati che tentino di aprirsi un varco in quel filo spinato.

Com’è facile intuire, un’altra consistente quota di avversione me la gioco in casa nostra, trasformandola in convinto disprezzo verso quel composito mix di violenza delinquenziale, ignoranza, presunzione, paura perfino del buio e sfiga esistenziale che confluisce nella maleodorante discarica no-vax.

Al di là di certi patetici auto-accreditamenti – vedi lo zombie che tontoleggia al Porto di Trieste – a capitaneggiare quella masnada ci sono, in concorso fra loro, neofascisti, terroristi armati di ieri, terroristi bombaroli di oggi (leggi no-Tav), galoppini di mafia e camorra, delinquenti comuni, portatori di disagio esistenziale e disadattamento sociale.

Chi si chieda come mai, dopo i soliti saccheggi del sabato in molte piazze italiane, siano così pochi a finire in galera e quasi nessuno all’ospedale (dove invece sono loro a mandarci poliziotti e carabinieri), conosce già la risposta. Vale a dire che, essendo le avanguardie criminogene e il loro seguito idiota strettamente intersecati tra loro, qualora la polizia colpisse i violenti con la dovuta energia, ne andrebbero inevitabilmente di mezzo anche dei coglioni che non stanno consumando reati, ma per lo più esibiscono il ridicolo contenuto di slogan e cartelli, o danno vita all’atroce e macabra pagliacciata del travestimento da internati in un lager; o rivendicano grottescamente la “garanzia costituzionale” di poter liberamente attentare alla salute e alla vita del loro prossimo; o fingono di ignorare che il 70% dei ricoverati per covid sono no-vax in versione sanguisuga, poiché si fanno curare a spese degli “Italiani perbene”.

A fornire accreditamento e alibi all’imbecillità no-vax provvedono poi alcune figure che hanno ruoli importanti in diversi ambiti sociali.

A cominciare da taluni medici di base e ospedalieri, la cui manifesta turpitudine fa pensare che per loro il “Giuramento di Ippocrate” sia stato in realtà…un “giuramento da ipocrita”.

Nell’ambito della giustizia si segnala un tot di Perry Mason d’accatto, specializzatisi nella frenetica “caccia alla parcella facile” e perfino qualche magistrato, insieme ad un gruppetto di altolocate divise militari e delle forze dell’ordine.
Non mancano poi gli uomini di chiesa, dal Cardinale Viganò, che è un po’ il Salvini della gerarchia vaticana, a non pochi parroci, fra cui la decina di preti no-vax che suscitano ilarità e irritazione in più di una parrocchia della Romagna.

Bisogna però riconoscere che a conferire un’elegante base culturale al farneticante mondo no-vax è più di tutto il pigolante cincischiamento introdotto da Massimo Cacciari, cui si sono via via aggiunti Carlo Freccero vedovo Berlusconi, il duo intellettuale Montesano – Pippo Franco e, a sorpresa, pure Alessandro Barbero.

Quest’ultimo però, pur impegnato a spiegarci perché mascherina e green-pass possano essere l’anticamera della dittatura, ha tuttavia trovato il tempo di risolvere su “La Stampa” una annoso indovinello socio-sessuale.

Partito dal chiedersi se siano le «differenze strutturali tra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi», si è dato la risposta: «È possibile che donne manchino di quella aggressività, spavalderia, sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi».

Un modo elegante di dire che ci vogliono le palle per farsi largo nella vita.

Nando Piccari

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