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Il vaccino ci salverà, ammesso che sopravviviamo alla stupidità

Ancora non è arrivato in Italia e già se ne vedono gli effetti collaterali: nervosismo, accentuata litigiosità, discorsi a vanvera.

Se il vaccino anti-Covid stimola la risposta anticorpale dal virus con la stessa efficacia con cui eccita la dabbenaggine umana, quando finalmente potremo vaccinarci saremo tutti al sicuro dal virus, se saremo sopravvissuti alle conseguenze della stupidità.

E’ da marzo che aspettiamo con ansia l’arma vincente che protegga i nostri anziani, permetta ai nostri ragazzi di tornare a una vita (quasi) normale di studio e di socialità e riattivi, insieme agli spostamenti e alle gioie del tempo libero, anche i commerci e l’economia in generale.

Ma adesso che il vaccino, anzi, i vaccini, ci sono, molti – un italiano su sei, pare – fanno gli schizzinosi e tirano fuori mille perplessità, in una gamma che va dalla ragionevole prudenza al complottismo più scocomerato: sì, ma le conseguenze a lungo termine? Non è che queste case farmaceutiche dai nomi da romanzo distopico vogliono guadagnarci qualcosa? E se poi insieme al vaccino ci iniettano un microchip per asservirci al malvagio complotto di Soros in combutta con gli alieni?

Nel primo infuriare del coronavirus molti pensavano che uno dei suoi pochi effetti positivi, forse l’unico, sarebbe stato spuntare le armi dei no-vax, che messi davanti alla tragedia di un mondo paralizzato, di tante famiglie orbate dei loro vecchi, di migliaia di intubati nelle terapie intensive, affidati alle cure di medici e infermieri che rischiavano ogni giorno la vita e la salute, avrebbero accantonato le loro teorie cospirazioniste e antiscientifiche e sarebbero tornati a riporre fiducia e speranza nella medicina e nella ricerca.

E invece no. Ci risiamo. E’ bellissimo vivere nell’epoca della democrazia e della libertà di pensiero, ma se il successo dei vaccini fosse stato affidato all’opinione pubblica staremmo ancora combattendo contro vaiolo e difterite. E non devono sorprendere le diffidenze del pur competentissimo professor Crisanti verso i vaccini di Pfizer e di Moderna: non erano ignoranti nemmeno i medici della Royal Society inglese che nel 1796 si rifiutarono di pubblicare l’articolo in cui Edward Jenner riportava i primi successi della vaccinazione antivaiolosa, o quelli francesi che chiamarono incosciente Louis Pasteur quando sperimentò la vaccinazione antirabbica. Che in seguito venne impiegata benché Pasteur avesse dichiarato che provocava la morte di un paziente su 350, una percentuale allora considerata insignificante.

Il fatto che sia inaccettabile per un vaccino moderno – quello anti-Covid di AstraZeneca ha provocato una reazione avversa in un paziente su 50mila e tanto è bastato per interromperne la sperimentazione – mostra quanto ci ha «abituato bene» il progresso della medicina.

Ma se anche supereremo le diffidenze per il vaccino in genere, poi sicuramente ci accapiglieremo sul tipo e sulla marca: meglio quello che si conserva a 70 gradi sottozero o quello che resiste fuori frigo, come il latte Uht? Quello russo, dal suggestivo nome «Sputnik», o quello cinese, che parla la stessa lingua del virus e magari lo convince a starsene alla larga?

Dovremo affidarci ai consigli delle rubriche di beauty e fitness immunologica che da febbraio in poi, c’è da giurarci, ci spiegheranno «tutti i segreti per sfoggiare in spiaggia un anticorpo perfetto».

Lia Celi

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