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Negli archivi del PCI ecco l’Emilia-Romagna rossa a modo suo

“Per la storia del PCI in Emilia-Romagna: guida agli archivi” A cura di Eloisa Betti e Carlo De Maria – Bononia.

Uno dei più importanti risultati delle tante iniziative promosse in tutt’Italia per i cento anni del PCI è stata la raccolta e messa in ordine degli archivi locali delle Federazioni e delle sezioni comuniste. Operazione pensata guardando al futuro, ovvero la messa in salvaguardia per la conservazione della memoria di uno dei più importanti partiti dell’Italia del Novecento (1921-1991) e la disponibilità per gli studiosi di accedere al materiale per ricerche e saggi.
Naturalmente questo è avvenuto anche nella nostra Regione e questa guida, curata da Eloisa Betti e Carlo De Maria, dà conto del lavoro svolto in tal senso in tutte le province emiliano-romagnole in questi ultimi anni.

Il lavoro è stato coordinato dalla Fondazione Duemila di Bologna e si è avvalso di tutte le altre undici Fondazioni emiliano-romagnole, nell’ambito del progetto “Partecipare la democrazia: storia del PCI in Emilia-Romagna”. Il progetto ha contato inoltre sulla collaborazione della rete degli istituti storici provinciali della Resistenza e dell’Italia contemporanea che, insieme alla Fondazione Gramsci di Bologna, sono tra i principali conservatori del patrimonio archivistico del PCI dell’Emilia-Romagna.

Avviato nel 2019, il progetto si era dato quattro obiettivi che sono stati raggiunti (anche se alcuni di questi sono work in progress): la realizzazione di un portale web (https://parteciparelademocrazia.it) che raccoglie fonti documentarie digitalizzate, materiale fotografico, biografie, videointerviste; il primo censimento sistematico delle fonti archivistiche del PCI in Emilia-Romagna (questa guida); la mostra storico-documentaria itinerante in tutte le province della Regione (a Rimini è stata allestita dal 14 al 23 gennaio 2022 presso il Museo Comunale) con catalogo edito dalla Pendragon (Partecipare la democrazia. Storia del PCI in Emilia-Romagna. Catalogo della Mostra a cura di Carlo De Maria); la pubblicazione delle ricerche storiche del gruppo di lavoro composto da una decina di ricercatori (“Storia del PCI in Emilia-Romagna. Welfare, lavoro, cultura, autonomie” a cura di Carlo De Maria edito da Bologna University Press che sarà presentato a Rimini ai primi di dicembre).

Per svolgere queste attività la conoscenza e l’accesso agli archivi è stato fondamentale. In questo volume si dà conto degli oltre 200 fondi archivistici conservati da enti pubblici e privati, degli organi territoriali del PCI, di singole personalità (dirigenti, amministratori, intellettuali) legate al partito, archivi di associazioni e istituti che fossero emanazione diretta del PCI. Il rischio da evitare era, ed è, la dispersione, col tempo e il passaggio delle generazioni, di carte e memorie, che sono invece da mettere in sicurezza.

Scrivono nell’Introduzione Eloisa Betti e Carlo De Maria: “Se c’è un limite nella storiografia nazionale sul PCI, si tratta del fatto che essa, generalmente, non ‘vede’ i territori, non considera adeguatamente le espressioni territoriali. Il PCI non era un partito monolitico, o lo era solamente in apparenza; in realtà al suo interno risultavano rintracciabili espressioni politico-territoriali diverse tra loro, permeabili alle tradizioni civiche locali. Questo è sicuramente vero nel caso emiliano-romagnolo, che esprimeva peculiarità molto nette in materia di autonomie, di riflessione sulla forma partito e di attitudine riformista”. Ed ancora: “La distribuzione consistente ma diseguale di questa ‘classe dirigente diffusa’ – fatta di attivisti, militanti, amministratori, dirigenti, spesso di estrazione proletaria (famiglie operaie, bracciantili) o mezzadrile, cresciuti nel partito e nelle associazioni collaterali – trova perfetto riscontro nella sedimentazione delle carte d’archivio”.

I dati disponibili a livello nazionale ci dicono che nessun’altra regione conta una concentrazione di carte d’archivio relative alla storia del PCI come l’Emilia-Romagna. I 204 archivi censiti sono così distribuiti sul territorio regionale: 41 a Reggio Emilia, 26 a Modena, 62 a Bologna, 4 a Piacenza, 20 a Parma, 12 a Ferrara, 20 a Forlì-Cesena, 10 a Ravenna e 9 a Rimini. In questa guida vengono descritti oltre 200 fondi archivistici relativi alla storia del PCI: organismi di partito ma anche e soprattutto archivi di persona. Negli intenti dei curatori questo vuole essere uno strumento di lavoro che dovrà consentire a studenti, ricercatori e cittadini interessati ad avere un quadro pressoché completo della documentazione disseminata sul territorio regionale.

Il lavoro di raccolta e conservazione del materiale del PCI riminese in questi decenni da me compiuto ha trovato in occasione dei cento anni dalla nascita del Partito Comunista il suo completamento con la raccolta delle carte delle Unioni Comunali (Bellaria, Cattolica, Coriano, Misano Adriatico, Riccione, Santarcangelo, Valconca) e di diverse sezioni riminesi. Questo materiale va ad aggiungersi a quello precedentemente raccolto proveniente dalla Federazione e dagli archivi di alcuni dirigenti. Questo primo materiale (insieme agli altri archivi depositati presso l’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea della Provincia di Rimini: il PSI e la DC) è stato inventariato da Gianluca Calbucci e Gabriele Rodriguez nel volume “Inventario degli Archivi dei Partiti Politici Riminesi” edito nel 2005. Quello raccolto negli ultimi anni è stato ordinato, ma non ancora inventariato. Infatti la Guida di De Maria e Betti per Rimini sconta questo ritardo: essa è stata redatta mentre il lavoro di sistemazione delle ultime (tante) carte recuperate era ancora in corso. Quello che è certo però che oggi tutte queste carte sono sistemate e consultabili dagli studiosi presso la sede dell’Istituto Storico. Rimangono ancora ‘assenti’ e non accessibili gli archivi di due grandi dirigenti e pubblici amministratori comunisti riminesi conservati dalle famiglie: quello di Walter Ceccaroni e quello di Zeno Zaffagnini.

Infine, pensiero finale di Alfredo Reichlin: “La fase storico-politica del Partito Comunista si è chiusa da tempo, ma di quella grande vicenda umana e politica rimane ciò che si potrebbe definire come una affascinante e plurale ‘accumulazione di storie e di memorie’ in grado di contribuire, da una parte, a dare corpo alla storia dell’Italia repubblicana e, dall’altra, guardando al futuro, ancora capace di fornire una poderosa base di riflessione su temi sempre attuali come lavoro, welfare, cultura e autonomie”.

Paolo Zaghini

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