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Quei ragazzi venuti dall’altro capo del mondo per liberare Riccione

Fosco Rocchetta: “Neozelandesi a Riccione nella II Guerra Mondiale” – La Piazza.

Ho scritto qualche mese fa, presentando il libro di Matteo Incerti “I pellerossa che liberarono l’Italia” (Corsiero Editore, 2020), che fra le pieghe delle vicende della Seconda Guerra Mondiale continuano ad emergere, grazie al lavoro dei ricercatori storici, particolari che non finiscono mai di stupirci.

Così è anche per questo nuovo libretto redatto da Fosco Rocchetta, che prosegue nella costruzione di una sua personale biblioteca storica riccionese, che ci racconta delle truppe neozelandesi sul fronte italiano nell’ambito dell’Ottava Armata Inglese, composta da innumerevoli soldati provenienti dai vari paesi dell’Impero, guidata dal gen. Oliver Leese.

E della presenza, inquadrati nella 2. Divisione neozelandese, del 28. Battaglione Maori, “diviso in più compagnie formate da volontari delle diverse tribù di questo popolo, ciascuna delle quali era comandata da un ufficiale Maori. Un forte legame univa i soldati di ogni singola compagnia, giacchè erano quasi tutti imparentati tra di loro, essendo membri della medesima tribù”. 230 Maori provenienti dalle isole polinesiane caddero in combattimento in Italia, ma quelli uccisi nel corso della Seconda Guerra Mondiale sui fronti europei furono complessivamente 649.

I neozelandesi, Maori compresi, sbarcarono sul suolo italiano a Taranto il 14 ottobre 1943. Schierati sui diversi fronti del conflitto mondiale dal 1941, essi prima avevano combattuto in Grecia, a Creta, in Egitto. Qui furono subito impegnati nell’avanzata alleata in Italia, combattendo a Cassino, conquistando Arezzo ed arrivando a Firenze. Poi furono impegnati nei numerosi scontri per lo sfondamento della Linea Gotica in Romagna. Il 14 dicembre 1944 liberarono Faenza. Poi nella primavera del 1945 una lunga galoppata verso il nord Italia sino a Trieste, dove arrivarono il 2 maggio. Complessivamente oltre 150.000 militari neozelandesi parteciparono alla liberazione dell’Europa dal nazismo.

Diversi reparti neozelandesi parteciparono anche alla liberazione del territorio riminese nel settembre 1944. Essi furono impegnati negli scontri per la liberazione di Cattolica, Misano, Coriano, Gemmano, Montescudo e Montecolombo, fino ad arrivare a Riccione e Rimini.

Furono circa 2.500 i caduti militari neozelandesi in Italia, oltre a 6.500 i feriti. 52 di questi giovani soldati caduti nel nostro territorio sono sepolti al Cimitero di guerra alleato di Coriano (si veda su questo luogo il mio articolo “I cimiteri di guerra in Romagna. Le vicende del Coriano Ridge War Cemetery” ).

Attraverso la consultazione di numerose fonti on-line, Rocchetta riporta i resoconti della presenza dei soldati neozelandesi a Riccione apparsi sul quotidiano locale “The Evening Post”. L’11 settembre 1944, in un articolo intitolato “Battaglia di Rimini. Incessante frastuono della battaglia”, è scritto: “Qui, sulla spiaggia posta di fronte alla stazione abbandonata di Riccione, il rumore della battaglia è incessante (…). Vi sono ancora famiglie italiane a Riccione che vivono rannicchiate negli scantinati delle case o in rifugi scavati profondamente sulla spiaggia”.

Il 9 dicembre 1944 in un articolo intitolato “Dal fango ai conforti” viene scritto: “Un alloggio era stato predisposto a Riccione, dove circa 80 uomini alla volta erano sistemati per un periodo di 4 giorni di permesso, tutti provenienti dal fango e dalla umida zona di battaglia, per godere un breve licenza nel confort. La residenza era situata in quello che era un albergo di una stazione balneare per ricchi”. L’albergo era l’Hotel Adria, posto all’incrocio fra i viali Trento-Trieste e G. Oberdan, oggi non più esistente sostituito da un palazzone.

Ma il pezzo forte del libro sono le numerose, e belle, fotografie recuperate delle truppe neozelandesi in Romagna. Immagini scattate dal fotografo Geoge F. Kaye (1914-2004), fotoreporter con l’incarico di documentare la partecipazione dei soldati della Nuova Zelanda alla Campagna d’Italia. A lui si devono centinaia di foto scattate nel corso di operazioni belliche, ma anche tantissime altre miranti ad illustrare la vita della popolazione civile nei luoghi attraversati dalla guerra. Molte riguardano il territorio tra Romagna e Marche. Ed anche Riccione, comprese diverse che mostrano la vita dei soldati all’albergo Hotel Adria nell’autunno 1944 e nei primi mesi del 1945. Immagini preziose conservate negli archivi della National Library of New Zeland.

Rocchetta si sofferma a descrivere la battaglia di case Monaldini e Monticelli a San Lorenzo in Strada fra greci e neozelandesi opposti ai tedeschi e ai turkmeni avvenuta fra il 13 e il 14 settembre 1944, poco lontano dal campo di aviazione di Miramare. Il 13 settembre in questo scontro i greci persero quasi cento uomini (poi sepolti al Cimitero Greco di Riccione), mentre “il giorno successivo un assalto coordinato fra le forze greche e neozelandesi condusse alla ritirata dei tedeschi da quelle due postazioni, che erano state predisposte per difendere soprattutto il campo di aviazione”.

Paolo Zaghini

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