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Svelato effetto collaterale del vaccino su politici: la schizofrenia

Va bene, il sarcastico invito twittato da Roberto Burioni, «facciamo una colletta per pagare Netflix ai novax quando dal 5 agosto saranno chiusi in casa come dei sorci», non è molto professorale. Soprattutto perché sottovaluta l’intensa vita notturna dei sorci, che dopo il tramonto hanno sempre scorrazzato impunemente alla faccia del coprifuoco, e continueranno a farlo anche senza green pass.

Comprensibile che Giorgia Meloni, avendo raccolto l’eredità politica di quelli che si diceva condividessero uno degli habitat preferiti dai sorci, le fogne, sia insorta contro il linguacciuto virologo. «Questa non è scienza», lo ha rimbeccato, «frasi del genere servono solo a farsi invitare in televisione e appagare il proprio bisogno di apparire». Possiamo dubitare delle competenze di Meloni in fatto di scienza, ma quanto a frasi coniate apposta per colpire il pubblico e i media la signora ne sa almeno quanto Burioni.

Tant’è vero che, da fiera vaccinista («una delle conquiste più importanti, la vaccinazione obbligatoria è lo strumento che la comunità scientifica ci dà per sconfiggere patologie solo apparentemente sconfitte per sempre», 2018) è diventata paladina della libertà di non vaccinarsi («green pass ultimo passo verso una società orwelliana», luglio 2021) per poi arretrare, nelle ultime ore, verso una più limitata difesa della libertà di non vaccinare la propria figlioletta contro il Covid, che peraltro nessuno sta mettendo in discussione («Mi vaccino, non sono novax, ma mia figlia nemmeno in catene», un giorno fa).

Più o meno è la stessa posizione del compagno di coalizione di Meloni, Matteo Salvini, che ieri si è concesso un bagno, no, diciamo, un pediluvio di folla a Rimini, poche ore dopo aver inneggiato alla libertà di non vaccinarsi con un selfie in cui si intravvedeva la stampata del suo QR code di neo-vaccinato (evidentemente la prospettiva di non poter più accedere a ristoranti e gelaterie lo ha indotto alla ragione. O forse è stato il colore verde del certificato, che ha fatto vibrare le sue corde leghiste).

Ora, saranno stati contraddittori i messaggi degli scienziati che si sono avvicendati sui media nell’ultimo anno, allarmandoci e rassicurandoci a giorni alterni, ma anche certi politici quanto a schizofrenia vaccinale non scherzano. Non puoi invitare la gente a opporsi alle restrizioni del green pass, quando in tasca hai il tuo bravo green pass che non solo ti mette al riparo da forme gravi di Covid, ma dal 6 agosto ti garantisce l’accesso ai locali pubblici e agli eventi di massa.

Forse Salvini e Meloni sperano che i loro seguaci diano retta al vecchio adagio «fa’ quel che il prete dice, non quel che il prete fa». Oppure hanno trovato un modo astuto di smarcarsi ogni tanto dai loro fan più sfegatati, che senza certificazione verde non potranno più inseguirli fin dentro il ristorante per farsi concedere un selfie.

Ma vi immaginate cosa sarebbe successo se nel 1973, in occasione dell’epidemia di colera in alcune città del Mezzogiorno, la destra avesse remato contro la vaccinazione di massa dei napoletani? A dire il vero, forse avrebbe avuto più pretesti per farlo la sinistra, visto che il vaccino anti-colera fu somministrato grazie a siringhe a pistola fornite dalla Sesta Flotta americana, le stesse che si usavano per vaccinare i soldati in Vietnam. In fondo c’erano stati «solo» 24 morti: perché mai obbligare tutti, bambini compresi, a farsi inoculare un farmaco che, come tutti i farmaci, procurava sicuramente qualche effetto collaterale a breve o a lungo termine?

Oggi non bastano 130mila morti, un’economia in ginocchio e un altro anno scolastico a rischio, per convincere tutti della necessità di proteggere noi stessi, i nostri simili e il nostro Paese. Altro che pagargli l’abbonamento a Netflix, caro prof Burioni. Saranno i novax, nel caso, a doverlo pagare a noi, se ci toccherà un altro anno da sorci.

Lia Celi

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