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Edmo Vandi e Riccione, amore totale e ininterrotto

Edmo Vandi: “A m’arcord (io-mi-ricordo)” – Famija Arciunesa.

La riccionesità si esprime in molti modi: è uno stato dell’anima, è un atto di supponenza, è l’essere un noi che siamo meglio di tutti gli altri. Nel caso di Edmo Vandi (classe 1934) credo valga la prima, così come scrive nella presentazione Rosita Copioli: “Credo che non esista un amore per Riccione paragonabile a quello di Edmo Vandi. Amore totale, ininterrotto”.

E questo amore per Riccione Edmo per oltre sessant’anni lo ha vissuto, scritto, raccontato in televisione vivendolo assieme ai protagonisti della Città. “Ho cambiato molti uffici nei miei 36 anni di carriera comunale (…) mi sono occupato di sport, cultura, pubblica istruzione, stampa, turismo, rapporti con l’estero, pubbliche relazioni e in più redattore del Notiziario Comunale”.

Nell’estate del 2018, recensendo il libro di Giuseppe Lo Magro, “Riccione. Gli irripetibili anni ‘60” (Famija Arciunesa, 2018), scrivevo: “C’è una figura che attraversa molte pagine del libro: è Edmo Vandi, riccionese purosangue, uomo di multiforme ingegno. Giornalista, capo ufficio stampa del Comune di Riccione, intervistatore, dialettologo, poeta, interprete, affabulatore, barzellettiere ,,, e chi più ne ha più ne metta! E poi c’è l’Edmo nel mondo della musica. Fisarmonicista per dilettarsi e dilettare gli amici; autore delle parole della canzone Riccione mia; direttore di sala, presentatore e intrattenitore in locali da ballo. Edmo ha vissuto, partecipato, costruito la movida riccionese fra gli anni ’50 e ’70. Con intelligenza e arguzia. Chissà se prima o poi ci racconterà una sua versione di quegli anni?”.

Questo libro di Edmo è in parte una risposta a quello che allora chiedevo. Ma nella Premessa Vandi scrive: “I contenuti di questo mio libro non vogliono (e non possono) essere una cronaca organica delle vicende storiche della Perla Verde, ma un ‘pescare’ nel mare di episodi singoli, nel ricordare fatti e personaggi che sarebbe un peccato vederli cadere nel dimenticatoio, sparire nel nulla”.

Edmo non è uno storico, è sempre stato nei suoi pezzi giornalistici e televisivi un “cronachista”, quello che racconta un fatto, intervista un personaggio, organizza un evento. Ed è così anche in questo libro, attraverso tanti racconti e personaggi, che riesce a descrivere la Riccione dai primi anni ’60 ad oggi. Perché il lupo può perdere il pelo … ma non il vizio: e Vandi è ancor oggi sulla piazza, o meglio sulle pagine di diverse testate giornalistiche, per raccontarci la sua Riccione.

Assunto in Comune nel 1960 dall’allora Assessore, non ancora Sindaco, Biagio Cenni perché aveva bisogno nei Vigili Urbani di qualcuno che parlasse tedesco (Vandi era stato a lavorare in Germania dal 1953 al 1960): “Riccione è piena di stranieri e non abbiamo un vigile che parli le lingue, ti va di prendere servizio domani in qualità di Vigile interprete?”. Da quel momento Vandi diventa l’organizzatore delle campagne promozionali riccionesi all’estero, soprattutto in Germania. A Cenni dedica un affettuoso ritratto, così come a Italo Nicoletti, “il Richelieu della città”, suo collega di lavoro e di avventure per tanti anni: “Italo ha avuto un ruolo importante, spesso decisivo in tutto ciò che di strutturale si è susseguito nel progresso di Riccione”. Nello sport, nel turismo, nell’organizzazione di eventi. “Di Italo Nicoletti si potrebbe raccontare tanto e tanto altro ancora, ma se ci fosse ancora lui mi direbbe: ‘Un basta i sé? Te scrèt anca trop” (Non basta così? Hai scritto anche troppo)”.

E poi nei ricordi di uomini riccionesi ci sono, fra altri, Bepi Savioli “la nobiltà dell’ospitalità e dell’intrattenimento”, Giorgio Piccioni “imprenditore e creatore di Riccione Terme”, Gianni Quondamatteo primo sindaco di Riccione e scopritore delle “nostre tradizioni”, Roland Endler “industriale tedesco con Riccione nel cuore”.

Bello il ricordo di quando Bepi Savioli negli anni ’50 assunse Vandi ed altri cinque ragazzi “per far ballare le ragazze in prima serata mentre i clienti di alto livello erano ancora impegnati a cenare”.
E poi il ricordo della straordinaria avventura della barca “Saviolina”, una barca da pesca storica, in Germania nel 2000, in un viaggio “terrestre”, voluto dall’allora Sindaco Daniele Imola per pubblicizzare Riccione sui mercati tedeschi. Un successo incredibile.

Nel libro Vandi inserisce anche alcune pagine del lavoro inedito del dottor Giuseppe Monti, Ufficiale Sanitario del Comune di Riccione dal 1931 al 1978, sulla “Storia di Riccione dal punto di vista igienico sanitario” e da lui scopriamo che la guerra contro le zanzare nelle nostre città turistiche ebbe inizio già nel lontano 1931.

Fra gli innumerevoli ricordi che Vandi racconta c’è l’incontro con Mussolini a fine luglio 1942 mentre giocava a tennis, le peripezie in tempo di guerra, la prima trasferta in Germania nell’inverno 1954 a trovare le fraulein imbarcate in estate, la stretta di mano ad Amburgo a Salvatore Quasimodo di ritorno da Stoccolma dove aveva ritirato il Premio Nobel per la Letteratura, le intense attività presso la “balera” della Casa del popolo negli anni ’60 e ’70 (oggi Spazio Tondelli), la presentazione all’inizio degli anni ’60 alla Festa de L’Unità del gruppo musicale “I Flipper” di cui faceva parte un giovanissimo Lucio Dalla, l’essere stato il cicerone di Edson Arantes Do Nascimiento detto Pelè nelle due volte che fu a Riccione negli anni ’60, le rustide sulla neve dei bagnini riccionesi, la partecipazione per due volte a “Giochi senza frontiere” alla fine degli anni ‘80, la venuta di Alberto Sordi a Riccione alla fine degli anni ’80 per concludere un contratto pubblicitario, le splendide fotografie di Rosita Nicoletti “nota albergatrice ma soprattutto Fotografa d’Arte conosciuta non soltanto in Italia ma anche all’estero”, le infinite trasmissioni da Riccione per VGA-Tele Rimini in collaborazione con l’amico Marco Magalotti, la visita il 12 aprile 2003 di Rita Levi Montalcini a Riccione per la posa della prima pietra del nuovo Liceo Scientifico, l’organizzazione annuale del Convegno delle Polizie Municipali, la partecipazione alle numerose manifestazioni sportive.

E per chiudere le pagine del libro una decina di nuove poesie, dialettali e non, di Vandi, già autore di un paio di volumi: “J’ha bu i bu? Poesie in dialetto riccionese” (Famija Arciunesa, 2001), “L’andare del tempo. Racconti di vita e poesia dialettale” (Famija Arciunesa, 2007). Riportiamo la sua poesia/dedica a Riccione:

“Amo la mia città / amo le sue albe e i suoi tramonti / la solitudine dei suoi inverni in riva al mare. // Amo il profumo dei suoi tigli / il verde dei suoi pini / il silenzio delle strade dopo le nevicate. // Amo la mia città / perché il suo ricordo / nelle mattinate grigie / delle città lontane / ha impedito la morte del mio cuore.”

Tutto il ricavato della vendita del libro sarà devoluto in beneficienza.

Paolo Zaghini

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