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20 gennaio – Sen Bas-cèn patrono di Coriano, Montescudo e Gemmano

Il 20 gennaio si commemora San Sebastiano (Narbona, 256 – Roma, 20 gennaio 288) militare romano martire per aver sostenuto la fede cristiana; venerato sia dalla Chiesa cattolica che dalla Chiesa Cristiana Ortodossa, è oggetto di un culto molto antico.

San Sebastiano di Liberale da Verona (1490 circa – Milano, Palazzo Brera; in origine in San Domenico di Ancona)

Secondo la tradizione, Sebastiano (da Sebastos, “venerabile”: in greco valeva Augustus) era un importante ufficiale del massimo corpo d’élite dell’esercito romano: comandante della Prima Coorte Pretoria, la guardia del corpo dell’Imperatore, unico reparto che poteva aver stanza a Roma. Sarebbe stato giustiziato per flagellazione sotto Diocleziano, dopo essere prodigiosamente sopravvissuto a un primo supplizio in cui era stato crivellato di frecce.

Affresco con San Sebastiano attribuito da Vittorio Sgarbi a Piero della Francesca (deposito del Museo civico di Sansepolcro)

La sua immagine è stata riprodotta nei secoli da una folla di artisti, compresi i più eccelsi. E’ stato eletto a patrono da tappezzieri, Polizia locale, sportivi, militari in genere; era invocato contro la peste (le ferite delle frecce simboleggiando i bubboni pestilenziali).

San Sebastiano di Andrea Mantegna (1480 circa, Museo del Louvre, Parigi)

Dalle nostre parti Sen Bas-cè (Bas-cèn, Bas-cian) è patrono di Coriano, di Montescudo e di Gemmano.

A Rimini era dedicato a San Sebastiano, associato a San Marco, l’Oratorio della Confraternita della comunità veneziana in città; sorgeva accanto al Canevone dei Veneziani che sta all’angolo fra l’attuale via Tonini e via S. Maria in Corte, quasi una piccola ambasciata della Serenissima. Il monastero delle Canonichesse Lateranensi di S. Sebastiano occupava invece l’area lungo via Mentana dove oggi ha sede l’Università, negli edifici delle ex Scuole Industriali.

Il Canevone dei Veneziani quando ancora vi era collocata la falegnameria Arcangeli

“Per Sen Basc-èn la casca la coda me chen”, per San Sebastiano cade la coda al cane, “perché fa ancora molto freddo”, spiega Quondamatteo.

“Per Sen Bas-cen, la niva in men”, per San Sebastiano la neve in mano.
“Par San Bas-cian, la neva pian pian”, per San Sebastiano la neve cade piano piano.

Però a Cesena, “San Bas-cian e’ ven cun la viola int al man”, San Sebastiano viene con la viola mammola in mano: “infatti – spiegava Umberto Foschisi è ormai in carnevale che, com’è noto, aveva inizio coll’Epifania”.

(Nell’immagine di apertura, un “San Sebastiano” attribuito al pittore santarcangiolese Guido Cagnacci)

20 gennaio 1920 – Nasce Federico Fellini

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