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18 gennaio 1849 – San Marino offre soccorso alla Roma repubblicana


18 Gennaio 2024 / ALMANACCO QUOTIDIANO

Il Corriere Livornese del 18 gennaio 1849 riporta: “La Repubblica di San Marino si vuole che deliberasse d’ inviare una colonna di 200 militi col nome di Coorte Titana in aiuto della nascente Repubblica romana”. 

Il fatto, la cui veridicità è stata anche messa in dubbio, è annutato dal marchese Luigi Lancellotti nel suo “Diario della rivoluzione di Roma dal 1 Novembre 1848 al 31 luglio 1849” ed è così riportato da Gaetano Valeriani nela sua “Storia della Repubblica Romana: tutta corredata di autentici Ducumenti” pubbicata in due volumi già nel 1850:

“Una scena intanto, che aveva più del beraesco che altro, avveniva circa la Repubblica di S. Marino ed il Governo in Roma. Quella, con plebiscito del 23 dicembre, inviava in Roma due Rappresentanti plenipotenziarj, e offeriva 200 armati in ajuto delle libere Istituzioni, quali assumevano il titolo di Coorte Titana. E intanto in Piazza de’ SS. Apostoli s’inalberava la bandiera di quella Repubblica”.

“Poche parole dobbiamo spendere circa questo fatto. Il popolo di S. Marino, da tanti secoli, per sue politiche istituzioni, come separato affatto dal resto d’Italia, abita le altissime sue vette del monte Titano, nel Ducato di Urbino, e, vivendo nelle sue stre ttezze, nulla sa di quanto avvenga altrove. Sotto la protezione della S. Sede, è costretto dagli stati pontificj prendere alcune cose al viver neces sarie, come sarebbe, fra le altre, il sale. Napoleone, ridendo dell’ampiezza di questa Repubblica microscopica, propose d’ingrandirla, ed esibi ad essa cannoni, ma questi accorti repubblicani, come si rileva da Carlo Botta, ricusarono l’ingrandimento, certi che ampliandosi avrebbero destato l’altrui invidia e timore, e circa alle armi accettavano, a condizione per altro di pagarle. Immenso torto fa a quei Repubblicani l’essersi immischiati nelle faccende di Roma, imperperciocchè manifestarono di non comprendere che la cosa non poteva aversi lunga vita, e che nella catastrofe del partito di allora non potevano essi stessi che avervi rovina. E trionfando ancora i Repubblicani, che potevasi attendere di meglio S. Marino? Ella poneva a rischio la sua vita nella certezza di non potersi aver nulla di migliore. Il Governo annunziò freddamente questo dono Repubblicano nella Gazzetta di Roma, e continuò in più gravi divisamenti”.

Lo stesso fatto è riferito con scherno dalla parte avversa, ovvero la testata satirica “moderata” Il Diavoletto: “Oggi la serenissima Repubblica di S. Marino lo dichiara già Pio IX decaduto dalla Sovranità degli Stati Romani. L’ha detto S. Marino il Papa è decaduto riescirà quindi ogni intervento da parte delle altre potenze europee vano, naturalmente anche l’intervento forse dell’ istessa Repubblica Francese”. E ancora: “Il Balbi (Vedi sempre la Pag. 709 del suo Compendio geografico) ricorda che detta Repubblica “non ha per anco (come già lo disse il Diavoletto) nè uno spedale, nè una tipografia, nè un gabinetto letterario, e (notate la parola Progresso Sociale) che le contrade di San Marino non sono ancora illuminate la notte, per cui i buoni repubblicani, progressisti sociali di San Marino, vanno di notte colla lanterna in mano . . non per cercar uomini, come faceva Diogene, ma per non cader sul naso!- Viva il Progresso Sociale del benemerito Senato di San Marino!”.

Si fanno poi i nomi degli ambasciatori incaricati di raggiungere Roma, contenuti nel documento votato dai sammarinesi: “Attenti! Ecco un altro giojello: Art. 4. Il Cittadino Marino Mattei Questore a spese dell’ Erario si recherà nella Città Eterna a rappresentare la Nostra Repubblica nel Circolo Romano, in un col Cittadino Alessandro Savorelli Ambasciatore di S. Marino residente presso le camere, il Parlamento, ed Assemblea Costituente ed offrirà 200 uomini armati sotto il nome di Coorte Titana, che si unirà agli altri Bravi per sostenere l’Indipendenza Italiana e difendere la Nazionalità da straniera invasione. Fatto nell’ Assemblea Nazionale dal Magistrato Costituente dei Tribuni della Plebe, Consoli Pietro Pighi, e Giovanni Belluzè presso il Monte Titano Ii 3 Nevoso 1848 (23 Decembre 1848) e dell’Era Nostra Repubblicana di S. Marino, anno 1558. Per copia conforme il Decano dei Tribuni della Plebe. G. MERCUR J.”.

Conclusione: “Il Diavoletto si permette di consigliare l’alta assemblea di non mandare altrove tanti suoi rappresentanti, nè tampoco li 200 armati, affinchè la Repubblica non resti del tutto spopolata; poichè il Diavoletto ha fatto il segunte calcolo approssimativo: Nella capitale di S. Marino sonovi 700 abitanti; ebbene, mandando in tutte le corti del mondo dei rappresentanti ci vogliono almeno 60 individui; per Roma sono destinati 200 uomini: aggiungete che nella primavera almeno 200 giovani si arruoleranno tra i corpi-franchi, ed ecco he detraendo queste cifre dalla popolazione della gran capitale, non vi rimaranno che 240 individui. (di cui secondo i calcoli statistici 100 femmine, 110 fanciulli e 30 vecchi) cifra che al Diavoletto sembra troppo bassa per poter rappresentare lo spirito d’un intera Repubblica. Il Diavoletto si riserva di ritornare un’ altra volta su quest’oggetto, ma intanto passa a congratularsi col Corr. Livornese e col Corr. Mercantile, i quali dopo aver riempiute le loro colonne con tante insulse fredure, e bazzecole pubblicaron finalmente un documento di sì alta importa nza, qual si è questo della Serenissima Repubblica di San Marino. Risum teneatis amici!”.

La Repubblica Romana sarebbe in effetti nata il 5 febbraio 1849. In quel gennaio, il 21 e 22 si sarebbe votato per l’Assemblea Costituente.

Di mirabile chiarezza e concisione, nonché pietra miliare della storia europea per i suoi contenuti, il Decreto del 29 dicembre 1848 che indiceva quelle elezioni:

Decreto di indizione delle elezioni per l’Assemblea Costituente 
È convocata in Roma un’Assemblea Nazionale, che con pieni poteri rappresenti lo Stato romano.
L’oggetto della medesima è di prendere tutte quelle deliberazioni che giudicherà opportune per determinare i modi di dare un regolare, compiuto e stabile ordinamento alla cosa pubblica, in conformità dei voti e delle tendenze di tutta o della maggior parte della popolazione.
Sono convocati i comizi per le elezioni del 21 gennaio 1849.
Duecento il numero dei rappresentanti.
Il voto sarà diretto e universale.
Gli elettori tutti i cittadini dello Stato dagli anni ventuno compiuti, che vi risiedono da un anno e non privati dei diritti civili.
Eleggibili tutti i medesimi che abbiano compiuto l’età di 25 anni.
Il 5 di febbraio destinato all’apertura dell’Assemblea.

La sera del 24 novembre 1848 papa Pio IX era fuggito da Roma alla fortezza di Gaeta, dove si era posto sotto la protezione del Regno delle Due Sicilie. Successivamente richiese l’intervento delle potenze cattoliche per ristabilire l’ordine nello Stato Pontificio. E tutte risposero: Austria, Spagna e Francia oltre naturalmente lo stesso Regno delle Due Sicilie. Il governo provvisorio che si era insediato e aveva indetto le elezioni, nonché tutti quelli che vi avrebbero partecipato, furono colpiti dalla scomunica papale.

Il voto popolare del 21-22 gennaio scelse 179 “Rappresentanti del popolo”.  Il 9 febbraio 1849 il potere temporale del papa fu dichiarato decaduto e fu proclamata la Repubblica.

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Giuseppe Mazzini, il forlivese Aurelio Saffi e il romano Carlo Armellini formarono un triumvirato che di fatto governò la Repubblica. Fra i provvedimenti del nuovo stato, come si è visto, prima di tutto il suffragio universale maschile (quello femminile in realtà non era espressamente vietato dalla Costituzione, ma le donne ne restarono escluse per consuetudine). E poi: l’abolizione della pena di morte, la parità di diritti e doveri di fronte alla legge, e le libertà di culto, di stampa e di espressione: ci vorrà un secolo prima che le democrazie europee accolgano tutti questi principi, mentre nella stessa Europa non manca chi invece li mette ancora in discussione.

Per dare un carattere nazionale all’Assemblea, si elessero anche cittadini degli altri Stati italiani. Tra di essi, Giuseppe Garibaldi, suddito sabaudo del Regno di Sardegna come Mazzini, che fu eletto nel distretto di Macerata e diventò il capo militare della disperata resistenza della Repubblica.

garibaldi

Il mondo imparò allora a stupirsi dei Garibaldini, capaci con pochi uomini e mezzi ancor più scarsi di fermare e respingere l’esercito borbonico, tenere a bada un corpo di spedizione spagnolo, dare una sonora lezione ai Francesi per poi infine cedere solo dopo tre mesi di assedio, fra il 2 e il 5 luglio 1849. Sono i giorni in cui cade a 22 anni Goffredo Mameli, mentre il suo “Il canto degli Italiani” è intonato da tutti, a iniziare dallo stesso Garibaldi.

triumvirato

Garibaldi, che rifiutata la resa riesce con pochi dei suoi a raggiungere San Marino; l’imbarco a Cesenatico; la morte di Anita; l’avventuroso arrivo a Venezia che ancora resisteva: tutti conosciamo le tappe dell’epopea fondante del Risorgimento italiano.

Garibaldi a San Marino

Garibaldi a San Marino

Ma come vivevano gli abitanti di Rimini e dintorni quei giorni?

San Marino, si è già visto, era tutta per la Repubblica “sorella”; il sammarinese Atanasio Galassi fu fra i caduti a Roma. A Rimini, tanto farsi un’idea del clima, perfino un “uomo d’ordine” come il Presidente del Circolo Popolare Riminese e Capitano della locale Guardia Civica, Ing. Francesco Galli, giunse a far affiggere manifesti in cui si leggeva testualmente: “Essere meglio mangiarsi i propri figli come pane che tornare sotto l’infame governo del prete”. (Arturo Menghi Sartorio: “Risorgimento senza retorica” – Il Cerchio, 2011),

In ben 275 erano partiti dal territorio riminese per andare combattere per la Repubblica romana; alcuni che ebbero incarichi rilevanti, come Enrico Serpieri che fu Questore dell’Assemblea costituente. Negli elenchi ufficiali dei caduti per la Repubblica, che furono quasi mille, risultano 10 riminesi: Remigio Baffoni, Luigi Bandi, Giambattista Bonini, Angelo Degli Esposti, Giovanni Gionchini, Giuseppe Guedenio, Camillo Macina, Camillo Manna, Daniele Raffaelli, Ercole Ugolini.

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Enrico Serpieri