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25 novembre 1290 – Primo documento dell’Inquisizione a Rimini

Sul tribunale dell’Inquisizione si sono versati e si verseranno fiumi d’inchiostro. Una delle infamie peggiori di cui si macchiò la Chiesa o solo una “leggenda nera” imbastita soprattutto in ambienti protestanti?

La verità storica, come sempre, ha molte più sfumature; senza dimenticare che durante la sua storia plurisecolare (sorse nel XII secolo per terminare solo nel 1908) il tribunale cambiò molte volte; e molto differenti da luogo a luogo furono i suoi modi di agire .

Édouard Moyse: “Inquisition” (1880)

Di certo, ciò che ripugna alle moderne coscienze laiche è che l’Inquisizione fu senza dubbio un tribunale che giudicava le idee. Ma che queste debbano essere libere e liberamente espresse è appunto un concetto moderno, elaborato lentamente solo a partire dal Settecento e, come sappiamo, ancora oggi ben lontano dall’affermarsi ovunque.

L’Inquisizione nacque secondo i più ai tempi di papa Lucio III e dell’imperatore Federico Barbarossa. Siamo alla fine del XII secolo e il pericolo da cui ci si vuole difendere è quello degli eretici. Papato e Impero, pur fra mille contraddizioni, furono generalmente concordi nel combattere movimenti che minavano l’autorità di entrambi.

Gli eretici servirono però anche come strumento politico. Quindi poteva convenire a qualcuno, come la Parte Ghibellina, impedire che un tribunale controllato direttamente dal Papa  ficcasse il naso nelle vicende dei Comuni.

 Così accadde a Rimini, dove i numerosissimi Patarini non subirono grandi persecuzioni finché la città fu in mano ai partigiani dell’Imperatore, tanto che proprio per questo il Comune fu più volte sanzionato. Ma allo stesso tempo, a proposito di contraddizioni, fu proprio l’Imperatore Federico II di Svevia, “lo stupore del mondo” che nella sua corte accoglieva anche Musulmani ed Ebrei, a sancire per primo la pena del rogo per il reato di eresia.

Con una tradizione ereticale tanto cospicua – un intero quarto del centro storico porta ancora il nome di Rione Pataro; fossa Patara è il corso d’acqua (oggi sotterraneo) che lo attraversa; i miracoli di S. Antonio sono tutti volti a convertire i Patarini riminesi – meraviglia che a Rimini non si trovi traccia dell’Inquisizione se non alla fine del Duecento.

A dire il vero l’antico Bollario Francescano sostiene che a Rimini un tale tribunale esistette già dal 15 maggio 1251, quando Papa Innocenzo IV emanò contro gli eretici la Bolla Ad extirpanda, istituendo l’Inquisizione in tutta la Romagna e quindi anche a Rimini, affidandone la conduzione appunto all’ordine francescano.

Il quale, per inciso, era proprio l’ambiente in cui si sviluppavano le correnti più inquiete che spesso sfociarono nell’eresia: quelle degli Spirituali e poi dei Fraticelli, che predicavano il ritorno della Chiesa alla povertà evangelica, prendendo alla lettera i voti pronunciati da San Francesco.

Ma prima di lui lo stesso avevano predicato  i Catari e i Patari (eretici), Giacchino da Fiore (beato), gli Umiliati (dei beati Giacomo Pasquali e Giovanni Oldrati) e dopo gli Apostolici di Gherardo Segalelli e Fra Dolcino (bruciati sul rogo), i Servi di Maria dei Sette Santi Fondatori (tutti santi, appunto), e tanti altri gruppi minori.

Espulsione dei Catari da una città francese

Quale fosse il potenziale rivoluzionario dei Fraticelli lo notava nell’Ottocento Niccolò Tommaseo: «Quella setta pareva scalzare furtivamente le fondamenta della società civile insieme e della religiosa; giacché i socialisti moderni non ne sono che una ripetizione più franca, e però non meno da temersi».

Se non che, lo storico Luigi Tonini non ha trovato un solo documento dell’Inquisizione riminese risalente a metà ‘200. Bisogna attendere ancora una quarantina d’anni perché vi sia una prova scritta che il tribunale fosse stato effettivamente costituito: «di siffatto Collegio di ufficiali laici, come la Bolla prescrive, non ci appar segno, se non verso l’estremo volgere del Secolo,  quando scoperta fu la nuova eresia detta dei Fraticelli», come si diceva.

Fra’ Dolcino, ultimo capo degli Apostolici

“Ufficiali laici”, perché la Bolla di Papa Lucio proprio questo prescrive: se gli Inquisitori di ogni provincia erano nominati direttamente dal pontefice, la corte era invece scelta dal Podestà di ogni città.

Questi, «all’ingresso dell’ufficio suo avesse a giurare la osservanza di quelle Costituzioni; indi fra tre dì, alla presenza del Diocesano, di due Frati Minori, e di due Frati Predicatori, avesse a procedere alla elezione di dodici uomini probi e cattolici, con due Notari e due famigli. La quale eletta di uomini, da rinovarsi ogni sei mesi, fosse in ajuto ai Giudici ecclesiastici nel trovare, carcerare e processare i rei d’eresìa: a profìtto de’ quali coadjutori poneva la terza parte delle confiscazioni».

Ubertino da Casale era uno degli esponenti di maggior spicco degli Spirituali, tanto da influenzare l’iconologia degli affreschi della basilica di San Francesco ad Assisi

Chi furono dunque i giudici di questo primo, documentato, tribunale dell’Inquisizione a Rimini?
A presiedere, l’Inquisitore di Romagna, che era allora Fra’ Galasso da Parma; fra i nominati di quel 25 novembre 1290 troviamo poi i nomi più eminenti di Rimini, a iniziare da Malatesta da Verucchio, non ancora signore della città; poi, Oddo dalle Caminate, Ricciardetto de’ Ricciarelli, il giudice Tomo di Giovanni Taddei Gualdi, Ferrantino Malatesta, Ugolino Belmonti dalle Caminate, il notaio Girardo Stivivi. Sarà un caso, tutti Guelfi.

“La Chiesa militante e trionfante” di Andrea di Bonaiuto (1365-1367); da sinistra in alto: Egidio Albornoz, Papa Innocenzo VI e l’imperatore Carlo IV; in basso a sinistra: Guglielmo da Ockham, Michele da Cesena e l’arcivescovo di Pisa Simone Saltarelli (Cappellone degli Spagnoli – Museo di Santa Maria Novella, Firenze)

Nel 1300 a far parte dell’istituzione erano già molti più, addirittura «quaranta gentiluomini della Città, i cui nomi furono pubblicamente letti nel Consiglio generale l’anno seguente (1301) nel mese di marzo». I Fraticelli si erano fatti più pericolosi? O la carica era così ambita, con quell’usufruire di un terzo delle confische, che bisognava far spazio ad altri? Tanto più che ora sì i Malatesta avevano in pugno Rimini e dovevano pur nutrire il consenso.

Di certo i Fraticelli furono molto forti nelle Marche settentrionali, da Ancona a Fabriano, nel Pesarese e a Fossombrone: tutti territori che i Malatesta controllavano o volevano controllare; mentre la loro componente meno facinorosa e più colta, i “Fraticelli de opinione”, apparteneva alla cerchia di Michele da Cesena.

Alla fine dovettero rifugiarsi presso l’Imperatore Lodovico il Bavaro; scomunicati, in minoranza, mantennero però il sigillo dell’Ordine che Michele passò a Guglielmo da Ockham, il quale seppe poi guadagnarsi l’assoluzione dall’accusa di eresia. Tutti francescani, sia gli inquisitori che gli inquisiti: dalle nostre parti solo nel 1609 l’Inquisizione passò ai Domenicani.

Christian Slater e Sean Connery in “Il nome della Rosa”

Sono le vicende riportate alla ribalta da “Il nome della Rosa”, libro e film, ambientati negli anni in cui Fra’ Dolcino, ultimo capo degli Apostolici, ha già pagato con la vita la sua ribellione, ma le divisioni all’interno della Chiesa sono ancora profondissime.

Di questa prima Inquisizione riminese non è rimasta alcuna sentenza. I processi non erano comunque frequenti e ben spesso largamente inficiati da motivazioni politiche: vedi le ripetute condanne contro i ghibellini Montefeltro e Ordelaffi. D’altra parte la condanna capitale, che era in ogni caso disposta dall’autorità civile e non direttamente dall’Inquisizione, era ancora del tutto eccezionale. Né da noi si videro mai gli eccidi della Francia meridionale e del nord Italia.

Molto, ma molto peggio sarebbe accaduto dallo splendido Rinascimento in poi, quando le guerre di religione insanguinarono l’Europa con una ferocia mai vista prima.

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