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Pro e contro l'idea di celebrare un fenomeno che non esiste più

La mamma propone di intitolargli una strada, per l’eccezionale afflusso turistico femminile (Scandinave in testa) che le sue imprese erotiche hanno comportato. Maurizio Melucci esprime da queste colonne parere favorevole (‘perché no?') sottolineando la democraticità del personaggio tutt’altro che ‘vitellone d’èlite’ nella scelta delle sue partner. Ferruccio Farina osserva sul Carlino che in quanto a meriti turistici Gerardo Filiberto Dasi (che a Rimini col Pio Manzù ha portato il mondo) dovrebbe beneficiare della precedenza viaria. Dal canto mio (fermo restando che sono sempre in attesa di Via Fred Buscaglione) ho cercato di approfondire ulteriormente le mie cognizioni su questa mitica figura. Occorre innanzitutto osservare che l’epopea di Maurizio Zanfanti detto Zanza si colloca negli anni in cui, avendo la liberazione femminile raggiunto gli obiettivi sessantottini, gli ex predatori di massa degli anni 60-70 si ritrovavano sazi e appagati in ogni stagione dell'anno. Le emancipate nordiche avevano infatti pesantemente subìto la implacabile concorrenza delle italiane, cresciute in altezza, in bellezza e… in pillola. Tant’è che "La Repubblica” del 2 Agosto 1988 (in un articolo da me rintracciato sul web) cita ampi brani di un servizio di "Aftonbladet", quotidiano di Stoccolma, dove si legge testualmente: “Rimini non è più la terra dei vitelloni.

Nel 1959 era goliardia ma oggi è da codice penale, salvo qualche magistrato

Da alcuni giorni sono perseguitato dai due versetti che continuano a frullarmi nella mente, un po’ come succede con certi motivetti musicali che s’infilano di soppiatto mentre ci facciamo la barba costringendoci a canticchiarli prima che scompaiano all’improvviso, così come sono venuti. ‘Ti vorremmo dar di morso o Cassiera del Bar Corso!’ Si tratta della didascalia apparsa nel 1959 sul periodico riminese ‘Il Goliardo’ sotto la vignetta di una bellissima ragazza ritratta nel suo luogo di lavoro. Che si trattasse di una associazione di idee a livello inconscio l’ho capito riflettendo su una recente notizia di cronaca relativa a un medico settantenne che (dopo aver ricucito a una ragazza di 28 anni la ferita da questa ricevuta sulla natiche in seguito al morso di un cane) ha scritto, nel foglio di dimissione, ‘trattasi di morso alla natica destra ad opera di cane buongustaio’. La ragazza, ovviamente, si è risentita. –‘Con questa storia del cane buongustaio quel medico mi aveva già molestato verbalmente mentre mi stava dando i punti, approfittando della sua situazione di potere…Il fatto poi di aver riportato nero su bianco questa frase su un certificato ufficiale è davvero inconcepibile!’- Bene. Con la ragazza si sono schierate Telefono Donna e diverse altre associazioni locali sorte

All’Embassy a pista ormai svuotata suonava ancora al pianoforte “Polvere di stelle” accompagnato al contrabbasso dalla moglie Fatima Robins, cantante ed ex acrobata

In quella lontana, calda estate, l’entusiasmo dei nostri vent’anni circondava un Fred Buscaglione magro e allampanato che girava ancora l’Italia con una vecchia millequattro e aveva affittato tre stanze sopra l’appartamento di Franco in Viale Mantegazza per la sua “stagione” riminese. Il Fred che quando l’Embassy, dopo tanto limonare sulla pista, si era ormai svuotata e metà degli Asternovas era già andata a letto, suonava ancora al pianoforte “Polvere di stelle” con noi seduti attorno al palco dell’orchestra, mentre al suo fianco, a pizzicare il contrabbasso, stava la moglie, una mora strepitosa, di origine marocchina, Fatima Robins, cantante ed ex acrobata. Il successo, grandioso, con un milione di dischi venduti in pochi mesi, doveva arrivare l’anno seguente, quando Savioli, che allora l’aveva snobbato, avrebbe fatto carte false per averlo a Riccione nel proprio locale, battuto irrimediabilmente sul tempo dal fiuto di Semprini e Mulazzani. Ai quali Fred, oltretutto, si era sinceramente affezionato. E quel successo portava anche la firma del biondino, che aveva tirato l’alba assieme a lui in quell’appartamentino di Viale Mantegazza, Fred a buttar giù valanghe di note e Leo fiumi di parole. A lanciar definitivamente Buscaglione nell’Empireo dei Grandi, furono infatti le “criminal song” scritte da Chiosso, nello stile

E altri se ne potrebbero creare se solo non ci fosse qualche regola di troppo

Chi non ha dimestichezza con maschere e pinne, non può rendersi conto della straordinaria varietà di vita marina che popola le oasi create dai manufatti sommersi nei nostri fondali. A Miramare, il paradiso dei sub è rappresentato dalle “Piramidi”. Si tratta di un relitto costituito da blocchi cubici di cemento forato posti a salvaguardia dei gabbioni in traliccio di ferro già usati per l’allevamento dei mitili, a una profondità che varia dai sei ai tredici metri e dunque alla portata anche dei meno esperti. Una intensa vita marina si svolge sia “nel blu” (pesci balestra, dentici, cefali, spigole, branzini, corvine) che sul fondo (passere, sogliole, capponi, paganelli, canocchie, granchi, triglie e seppie). Nelle “tane” (numerosissime) si possono ammirare anguille, gronghi, astici, gamberetti, bavose… A venticinque chilometri dalla costa ravennate esiste un altro favoloso habitat marino: il “Paguro”. Qui il relitto è rappresentato da una piattaforma Agip di perforazione per il metano che si incendiò nel 1965 trasformandosi in una vera pacchia per occhiaie, scorfani di scoglio, astici e mormore oltre a tutto il resto. Ogni tanto arriva anche un delfino. Ed è, allora, festa ancor più grande. Detto questo, vorrei fare un passo indietro, tornando al mare prospiciente la nostra spiaggia. Un mare,

E purtroppo anche sul ‘lato b’ sta calando la ‘livella’ della modernissima lipoplastica ultrasonica

Questa estate alcuni miei vicini d’ombrellone di una certa età, assenti da Rimini da diversi anni, mi hanno espresso il loro stupore per la scomparsa delle belle in topless che affollavano un tempo il nostro litorale. Ne è nato un divertente scambio di opinioni sulle ragioni del fenomeno, in seguito al quale si è stabilito a) che. quando tutto è permesso non c’è più gusto a trasgredire b) che la parità toracica per via chirurgica, realizzata dalla mastoplastica ricostruttiva e additiva, ha soffocato anche il sottile piacere di esibire in pubblico ciò di cui si ha l’esclusiva c) che la constatazione, da parte delle ex monopoliste, che soltanto una esigua minoranza per lo più di anziani è in grado di cogliere le differenze tra l’opera della mamma e quella del chirurgo, ha giocato la sua parte. Si è poi dato atto che, diversi anni fa, il posto d’onore nelle sfilate sul bagnasciuga era stato conquistato dal lato B con il progressivo passaggio dal Topless al Tanga. Specialità che poteva ancora vantare un ristretto numero di privilegiate considerati gli scarsi risultati riparatori ottenuti dalla plastica tradizionale. Purtroppo anche sul ‘lato b’ sta calando la ‘livella’ della modernissima lipoplastica ultrasonica, in grado, come si

Le osservazioni di un'Associazione Cattolica sullo slogan ideato da Claudio Cecchetto per l'ultima Notte Rosa

Una decina di anni fa mi sono divertito a coniare i… ‘neologismi malatestiani’. Ne ripesco qualcuno. Clerosi Multipla. Tendenza a esorcizzare i Gay Pride tramite litanìe e cortei. Vupissà. Privato che sopperisce con mezzi modesti alle carenze della Pubblica Amministrazione. (Il termine riproduce l’invito a liberarsi dei propri fluidi tramite contenitore offerto da intraprendenti extracomunitari ai bevitori di birra delle Molo Street Parade’.) Saturnare. Dal mitologico Dio Saturno divoratore dei propri figli. Soffocare alla nascita ogni iniziativa cittadina attraverso l’immediata costituzione di ‘comitati contro’. Colonnite. Patologia oculare da colonna classica. Perdita totale o parziale della visione del palcoscenico del Teatro Galli. E così via. Questo per farvi capire l’interesse che provo per i termini di recente conio motivati dalle nuove esigenze di costume. Prendiamo ad esempio il neologismo Maschio Tossico. Lì per lì uno potrebbe pensare a una persona dedita alle sostanze stupefacenti. E invece no. Il maschio tossico è quello che sin da bambino è stato condizionato, dalla ferrea educazione patriarcale ricevuta, a essere duro, forte e combattivo, a non dar sfogo ai propri sentimenti, e a considerare le donne come esseri deboli e bisognosi di protezione (‘i veri uomini non piangono, non fare la femminuccia, devi difendere la tua sorellina’ ecc…). Il che comporta due

Il (per fortuna) mancato incontro ravvicinato con Willy, lo squali bianco dell'Adriatico

Per un nuotatore d’altura i cosiddetti “ punti di riferimento” sono essenziali. Costeggiare un promontorio, raggiungere una isoletta, avvicinare una nave ancorata al largo, insomma nulla a che vedere con coloro che sbracciano al chiuso di una piscina avanti e indrè, ingoiando cloro e hanno come punto di riferimento il bordo opposto della vasca. Beh, ragazzi, qui a Rimini, in quanto a mete da raggiungere, siamo messi male, anzi malissimo. Una volta c’era il trampolino. Situato abbastanza lontano dalla spiaggia, era il punto d’ incontro gioioso e sano tra giovani nuotatori e nuotatrici, pieni di allegria e di gioia di vivere… e mi fermo qui perché mi sta venendo già il magone. Furono aboliti nel 1969 dalle competenti Autorità, che a partire da quel momento, decisero che il mare di Rimini doveva diventare sempre meno divertente (via anche gli zatteroni, le altalene, i surf, le moto d’acqua…). I poveri nuotatori riminesi cercarono allora altri punti di riferimento: le boe, la punta del molo e perfino, negli anni 89-90 (udite,udite) le barriere antimucillagine. Beh, per farla corta. Quel giorno dell’estate 1987 non mi parve vero, di raggiungere a nuoto l’elicottero che era apparso, al largo, immobile o quasi, a pochi metri sopra il

La statua dono di Mussolini può andare nel Museo e la copia della copia a San Vito

In merito alla annunciata prossima ‘liberazione’ dalla Caserma di Via Flaminia della statua di Giulio Cesare con riposizionamento ancora da stabilire, osservo che il termine ‘statua originale’ affibbiato al dono di Mussolini, non è corretto. Quel bronzo, infatti, altro non è che una delle innumerevoli copie del Giulio Cesare in marmo di età Traianea che troneggia al centro di una sala dei Musei Capitolini, regalate dal Duce alle città ‘romane’. E che dunque troviamo innanzitutto a Roma in Via Dei Fori Imperiali e in Via Trieste, e poi a Torino (già Iulia AugustaTaurinorum) accanto alla Porta Palatina, ad Aosta (Augusta Pretoria) in via Conseil de Commis e a Rimini (Ariminum) nella Piazza dove, attraversato il Rubicone, Caio Giulio tenne la sua storica allocuzione ai legionari, prima di essere sepolta nel dopoguerra tra i residuati bellici per essere poi affidata ai bravi Artiglieri che casualmente l’avevano ritrovata, come scritto in un precedente articolo. Ma non basta. Altra copia dall’originale capitolino è stata posta a guardia del Ponte Romano di Savignano sul Rubicone da Roberto Valducci, lo stesso munifico imprenditore che ci donò gli stupendi bronzi di Tiberio e di Ottaviano Augusto che, dopo vent’anni, stanno finalmente per rivedere la luce. Infine abbiamo in

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