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«Il porto di Rimini è una bella cosa, se si tenghi bene in ordine; ma va in rovina perché si riempie. Quella comunità vi spende assai, ma con tanto intervallo di tempo che non può far frutto. Bisognerebbe farvi in un tratto una spesa grossa, il che la comunità non può. Vi era Valerio di Tingolo e alcuni altri mercanti che offerivano fare lor la spesa avendo l’entrate a fitto per certo tempo; al che la comunità non acconsentì parte per invidia, parte perché facevano qualche domanda ingorda». [caption id="attachment_474996" align="aligncenter" width="564"] Cristofano dell'Altissimo (c. 1525-1605): ritratto di Francesco Guicciardini[/caption] A scrivere è Francesco Guicciardini, nel 1527 al servizio di Papa Clemente VII e incaricato di ispezionare le cose di Romagna. L'autore delle "Storie d'Italia", che gli storici contrapporranno al Machiavelli quale fondatore del pensiero politico moderno, è colui che  nel 1524 ha dato delle nuove "Costituzioni" al porto di Rimini . Fra esse, c'è tutto quanto riguarda il Capitano del Porto. Una magistratura che a Rimini è documentata almeno dal XV secolo, in origine nominata dalla città stessa e dotata di larghi e autonomi poteri. «Il quale ufficio – spiegava Luigi Tonini – era proprio di un cittadino nobile, ascritto al consiglio della città, da cui di anno

«A' 4 luglio 1354 Papa Innocenzo VI fe' affiggere alle Porte della principal Chiesa di Avignone fulminantissima Intimatoria contro Malatesta  e Galeotto de' Malatesti, ricordando in essa come non ostante la Costituzione di Giovanni XXII, per la quale fu proibito a tutti Baroni, Conti, ec. l'occupazione delle terre della Chiesa, Malatesta e Galeotto militi ariminesi, sprezzate quelle sentenze, continuarono l'occupazione di Rimini». Così Luigi Tonini nel rievocare quegli anni, quando il pontefice da Avignone ha già inviato in Italia il cardinale Egidio d'Albornoz per "debellare i tiranni", Malatesta per primi, che fra Romagna e Marche spadroneggiano su città e castelli della Chiesa come fossero i loro. [caption id="attachment_47102" align="aligncenter" width="1315"] Galeotto I Malatesta[/caption] Papa Innocenzo l'anno prima si era anche lamentato con Luigi d'Aragona, re di Sicilia, «acremente sgridandolo che non si fosse recato a vergogna di porre al governo dell'Abruzzo, in qualità di vicario suo, Galeotto Malatesta, rejetto della Chiesa, e per lo sprezzo palese delle Costituzioni Apostoliche sospetto di eresia». Niente da fare, Luigi "il fanciullo" - ha solo 16, o 18 anni, e in realtà a governare è sua sorella maggiore Costanza - non dà retta al papa e si tiene il "rejetto". Gli è troppo prezioso per tenere i feudi abruzzesi dove incombe

Francesci Lambiasi nasce a Bassiano, in provincia di Latina (diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno), il 6 settembre 1947. Compie gli studi nel seminario minore di Sezze e poi nel Pontificio Collegio Leoniano di Anagni. Consegue la laurea in teologia con specializzazione in Teologia fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Il 25 settembre 1971 è ordinato presbitero per la diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno. Dopo l'ordinazione è docente di teologia al seminario minore di Sezze fino al 1975. Dal 1975 al 1984 è viceparroco presso la parrocchia Santa Maria Goretti di Latina. Successivamente svolge l'incarico di responsabile dell'Ufficio Pastorale nonché dell'Istituto di Scienze Religiose Paolo VI presso la curia diocesana di Latina. È rettore del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni dal 1993 al 1999. Il 6 marzo 1999 papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Anagni-Alatri. Riceve l'ordinazione episcopale il 23 maggio successivo dal cardinale Camillo Ruini, co-consacranti i vescovi Luigi Belloli, Giuseppe Petrocchi e Domenico Pecile. Il 15 febbraio 2001 lo stesso pontefice lo nomina assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica Italiana. Il 28 giugno 2002 rinuncia al governo pastorale della diocesi di Anagni-Alatri. Insieme ai presidenti che si sono succeduti nel sessennio, Paola Bignardi e Luigi Alici, dà un vigoroso impulso all'Azione Cattolica. Il 3 luglio 2007

Guidate dai condottieri Ludovico Malvezzi di Bologna e Pier Paolo Nardini di Forlì, le truppe pontificie inviate da Papa Pio II, con 3000 cavalli e 2000 fanti, invadono le terre malatestiane nella Marca. Prendono la valle del Cesano e si accamparono ai margini del vicariato di Mondavio, nel piano sotto il castello di Nidastore. [caption id="attachment_46911" align="aligncenter" width="674"] Nidastore[/caption] Ma il 2 luglio 1461, nella battaglia di Castelleone di Suasa, Sigismondo ottiene una straordinaria vittoria contro un esercito che schiera il triplo dei suoi effettivi. È il suo canto del cigno, dopo di allora saranno solo sconfitte e umiliazioni. Ma quell'ultimo giorno di gloria merita di essere ricordato; lo faremo seguendo il racconto di Gaspare Broglio, segretario e consigliere del Signore di Rimini. [caption id="attachment_46910" align="aligncenter" width="671"] Castelleone di Suasa nella veduta di Francesco Mingucci (1626)[/caption] Prima della battaglia, Sigismondo convoca i suoi comandanti e i capi-squadra. Racconta loro che la sera prima «un'aquila gentile» si è posata in cima al suo padiglione. Non c'è bisogno di spiegare a un uomo d'arme del '400 - e tanto meno a uno della cerchia del Malatesta - cosa significhi un fatto simile: così accadeva così ai condottieri romani destinati alla vittoria. E Sigismondo è o no discendente di Scipione l'Africano? Non serve altro.

A Rimini il 1 luglio 1873 si inaugura il "grandioso Stabilimento Balneare, incontrastabilmente il primo di tutta Italia". Comprende il Kursaal, la Piattaforma e la Capanna Svizzera. Costo totale: un milione di lire. Kursaal alla lettera significherebbe "sala per cura"; in realtà, sul modello delle spiagge nel nord Europa (poiché il turismo balneare nacque sul mare del Nord, sull'Atlantico e sul Baltico) ci si va soprattutto per le grandiose feste danzanti. Il progetto è di Gaetano Urbani, che adotta lo stile neoclassico, «che riprese chiaramente le linee del teatro Galli di quattordici anni prima. Diretto dall’igienista Paolo Mantegazza, nell’edificio per diversi anni si consumarono svaghi, giochi, balli e piaceri, divenendo il luogo della mondanità riminese per eccellenza le feste che vi si svolgevano erano circondate da un alone di leggenda. Duravano spasso fino all’alba, fra le reprimenda dei benpensanti. Vi si viveva l’atmosfera ben descritta da Fellini nei suoi film, anche se i suoi “amarcord” fanno un tutt’uno di Kursaal e Grand Hotel». (Luca Vici, “Chiamami Città”). [caption id="attachment_46715" align="aligncenter" width="1305"] Il Kursaal. a sinistra, affiancato dal 1 luglio 1908 dal Grand Hotel[/caption] Non è questa le sede per approfondire la vicenda della demolizione del Kursaal, dopo tanti anni ancora fonte di tante polemiche. Andrebbe però

Il 30 giugno 1961 viene inaugurata la linea di elicotteri che fa base a Rimini per volare fino alla Repubblica di San Marino. La cerimonia è presieduta da Giovanni Bovetti, Sottosegretario alla Difesa con delega all'aviazione civile del terzo Governo Fanfani (nell'immagine in apertura). L'eliporto di Rimini è stato realizzato sul piazzale del porto. A San Marino, i velivoli atterrano e decollano presso la stazione della funivia di Borgo Maggiore. Nel 1964 la linea viene prolungata fino a San Leo, dove la pista è sul colle antistante la rupe, lungo la via Montefeltro in località Quattroventi. [caption id="attachment_46564" align="aligncenter" width="1304"] L'eliporto di San Leo[/caption] L'evento viene ricordato dalla Repubblica di San Marino con un'apposita emissione dì francobolli, ovviamente di "posta aerea". I mezzi utilizzati sono Bell 47 J Ranger a quattro posti, quanto di meglio esiste all'epoca: basti pensare che il primo elicottero utilizzato da un presidente degli Stati Uniti, Dwight Eisenhower, era proprio di questo modello. Ma ci si serve anche del più anziano Agusta-Bell AB-47 G a tre posti, costruito in Italia su licenza Westland, dal caratteristico cockpit racchiuso in una grande bolla in plexiglas, struttura scoperta realizzata con tubi saldati e carrello a pattino. Come ricorda Nicola Gambetti (Ariminum Anno XXVIII – N.

Stando all'anonima Cronaca malatestiana, i rapporti fra il ramo della famiglia ormai padrona di Rimini e quello dei conti di Sogliano si erano guastati fin dal 1295. Questi ultimi si erano imparentati con gli ultra Ghibellini Della Faggiola, mentre i riminesi erano fra i principali sostenitori dei Guelfi. Il dominio, diretto o indiretto, di Malatesta da Verucchio comprendeva ormai anche Cesena, con la lunga podesteria del figlio Ferrantino, Pesaro e Fano con il predominio del fratellastro Pandolfo, mentre, mentre l'altro fratello Ramberto, pur avendo preso i voti, controllava San Mauro e moltre terre fra Uso e Rubicone. Quanto al primogenito del dantesco "Mastin vecchio", detto sempre dal Poeta il "Mastin Nuovo", l'anonimo Cronista al 1312 ammota che «fo facto el detto Malatestino Signore d'Arimino, et era tanto amato che non se porria contare». In quell'anno, non sappiamo il giorno nè il mese, il vecchio patriarca era morto alla bella età di 100 anni tondi. Si era fatto seppellire nella chiesa di San Francesco con l'umile saio del Poverello di Assisi, così come nel 1298 aveva fatto il suo acerrimo nemico, il grande leader ghibellino Guido da Montefeltro. Aveva cavalcato ben oltre gli 80 anni suonati, contribuendo fra l'altro a frustrare i tentativi

Il 29 giugno 1958 nasce a Riccione Paolo Cevoli. Da quando ha undici anni, durante tutte le estati aiuta i genitori nella gestione dell'albergo di famiglia. Frequenta l'Università di Bologna tra il 1979 e il 1983 e si laurea in Giurisprudenza. Dopo la laurea lavora come manager al Grand Hotel di Rimini. Nel 1986 si sposa con Elisabetta. Nascono due figli: Giacomo nel 1988 e Davide nel 1990. Nel 1990 si trasferisce a Bologna con la famiglia. Nello stesso anno partecipa al concorso per giovani comici “La Zanzara d'Oro”, dove risulta terzo classificato dopo Antonio Albanese. È la prima esperienza come comico-caratterista. Tra il 1990 e il '91 partecipa come ospite (15 puntate) al Maurizio Costanzo Show. Nel frattempo continua il suo lavoro "ufficiale". Seguendo le orme del padre, diventa imprenditore: apre un locale investendo tutti i propri risparmi. Il locale comincia ad essere frequentato da personaggi dello spettacolo, tra cui Gino e Michele, che si accorgono che Cevoli è molto bravo ad intrattenere gli ospiti. Ha una particolare brillantezza nel raccontare barzellette. Viene invitato ad esibirsi in un locale di Milano, lo Zelig, palestra per volti noti e meno noti del cabaret. Inizialmente declina l'invito, poi nel 2001 accetta. Dal locale passa direttamente alla

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