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La pacchia è finita anche per l'Asilo Svizzero di Rimini

La pacchia è finita anche per l'Asilo Svizzero di Rimini

A parte il buon Tajani, che ogni tanto va in TV a recitare qualcuna della omelie berlusconiane imparate nel tempo, sembra proprio che il governo guidato dalla “sora ducia” che farfuglia in romanesco sia quasi soltanto un ritrovo con i paggetti della premier, con predilezione per chi di loro abbia una più marcata identità post(?)neofascista. Diventa ogni giorno più evidente il nauseante gioco della parti fra Il Signor Presidente del Consiglio (lei, in omaggio alle donne, vuol farsi chiamare così) ed i suoi più fidati manganellatori verbali. Mentre loro provvedono a mostrare il volto aggressivo di chi comanda oggi in Italia, la Meloni si dà invece un gran daffare a fingersi moderata e riflessiva. Spera così di far dimenticare che fino a pochi mesi fa odiava l'Unione Europea, si sentiva sorella della repellente Le Pen, era in corrispondenza di amorosi sensi con Orban e gli altri fascistoidi del Gruppo di Visegrad (o Visdecaz che dir si voglia), proclamava ai quattro venti che «Putin difende i valori europei e l'identità cristiana». Il risultato di questa sinergia fra finta moderazione e avanguardismo bellicoso sono le nefandezze degli ultra-celebrati “primi cento giorni”. L'elenco è lungo: la dichiarata intenzione di regalare ai criminali la proibizione di buona parte

Divertente il quotidiano avvio della serata televisiva, scandito dalla faziosa narrazione di Tg1 e Tg2! Un po' meno del Tg3, ma anche lui

Per la seconda volta in vita mia scopro di essere d'accordo con Sgarbi. Spero non succeda come la volta precedente, quando ci ho messo parecchi giorni a superare la crisi d'identità che la cosa mi aveva procurato. Ma credo di no, perché a rendermi quasi doveroso concordare oggi con Sgarbi è il fatto che lui polemizzi contro Salvini, riguardo all'ipotizzato abbattimento dello Stadio di San Siro. Sgarbi è contrario poiché sostiene che, pur mancando ancora qualche anno al vedergli attribuire il vincolo che lo renderà “intoccabile”, San Siro rappresenti fin d'ora un “monumento di fatto”. Il boss leghista vorrebbe invece demolirlo per ricostruirlo non più a Milano, ma a Sesto San Giovanni, facendo così sia un dispetto a Beppe Sala che un regalo al sindaco leghista di quel Comune. Salvini si sente in diritto di fare la voce grossa perché da una vita è addentro alle cose (e

Stando a quanto trapela dal suo entourage, la Befana potrebbe prendere seriamente in considerazione l'eventualità di bypassare quest'anno il cielo d'Italia. Pare vada infatti ripetendo: “Ma cosa ci vado a fare? Non hanno bisogno di me, c'è già la Meloni.” Evidentemente il riferimento non è alla sembianza facciale della Signor Presidente del Consiglio, che pure talvolta si avvicina a quella della celebre “Miss 6 Gennaio”, ma agli innumerevoli doni che il suo Governo sta portando agli Italiani. Certo, non possono esserci regali per tutti, ma per tanti sì. In particolare per gli evasori fiscali, grazie soprattutto all'intercessione spirituale del cuore di Salvini; ai trafficanti di capitali; ai pensionati, ma solo se abbienti: agli innamorati del contante sempre e comunque; a chi si arricchisce trasformando in opportunità i drammi generati dall'aggressione simil-nazista di Putin all'Ucraina; all'immondezzaio dei “no vax”, dicendo loro “sulle cautele anti covid e sui vaccini fate un po' come vi pare” e riammettendo in servizio anzitempo i miserevoli medici negazionisti; a chi in questi anni ha intessuto imbrogli nel mondo del calcio, trasformando in una graziosa “marchetta-premio” a suo favore un quota di quanto ricavato dallo scippo del sostegno economico ai Comuni, annullato in extremis dopo che l'aveva già deliberato

Non pago di far già ridere di suo, il sindaco di Pennabilli ha emanato un'ordinanza con la quale ordina ai suoi “sottoposti cittadini”: «Sorridete alla vita, aprite i vostri cuori e riempite di gioia chiunque voi incontrate». Non è una goliardata pre-natalizia ma un’ordinanza regolamentare, emessa ai sensi dell'Articolo 2 dello Statuto, pubblicata sull’Albo Pretorio del Comune e trasmessa a Prefetto e Forze dell’Ordine, che ancora non ci possono credere. La cosa sta creando un superlavoro ai vigili, che debbono scrutare attentamente il viso di ogni passante per verificare che dietro a certi movimenti labiali ci sia effettivamente un sorriso d'ordinanza e non invece il ghigno che di solito accompagna un “vaffanculo” fra i denti. Ancora più difficile è riconoscere se chi passa per strada si impegni, come da ordinanza, a “riempire di gioia chiunque incontri”. Si sono nel frattempo verificati due casi incresciosi. Il primo: un vigile, udita una signora appena uscita dalla “bottega” di generi alimentari, dire al marito che l'aspettava fuori: “In questo negozio non hanno riso”, si precipita a redarguire il negoziante: “Così lei non ha riso, vero? Si consideri in contravvenzione” E il poveretto che si difendeva: “Sì, il riso l'ho finito. Ma ho ancora i maccheroni, gli spaghetti

Indovino indovinello: chi può aver mandato agli organi d'informazione il comunicato contenente le perle letterarie qui di seguito riportate? «

A voler chiamare le cose con il loro nome, si può ben dire che l'esordio governativo del Signor Presidente Giorgia Meloni sia avvenuto all'insegna di una ostentata “velleità marchettara”, caratterizzata tuttavia da un'evidente approssimazione nel saperla svolgere. Tranne quella che eleva l'uso del contante per favorire gli evasori, le altre marchette denotano infatti un'ignoranza delle leggi e della Costituzione stessa, tale da suscitare ilarità e indignazioni. Prendiamo la marchetta-premio alla cialtroneria no-vax, emblematica del fatto che se avesse governato la destra fin dall'inizio della pandemia, il numero dei morti per covid sarebbe triplicato. Non pago di riammettere in servizio anzitempo la marmaglia di medici e paramedici no-vax, il Governo annuncia che la sua scriteriata amnistia cancellerà loro anche la sanzione pecuniaria. Salvo poi scoprire un “inghippo” che non sarebbe sfuggito neppure ad uno studentello di Giurisprudenza che ha la media del 18. Infatti lo Stato ha l'obbligo di garantire conformità di trattamento verso i cittadini, cosicché per condonare chi non ha ancora pagato la sanzione dovrebbe rimborsare coloro che invece l'hanno già fatto, dando al suo provvedimento un effetto retroattivo non consentito. Ma questo è ancora niente rispetto alla pericolosa trombonaggine del “decreto anti rave”, la perla d'esordio del neo ministro dell'Interno

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