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Se Netanyahu sapeva da un anno dell'attacco di Hamas perchè non ha fatto nulla?

Chi mi conosce sa bene che non nutro assolutamente pregiudizi razziali; quindi nessun sentimento anti-giudaico; ma al tempo stesso rivendico il pieno diritto di giudicare le scelte politiche del Governo israeliano, al pari di qualunque altro governo (iniziando da quello italiano). Condanno fermamente ogni violenza, a partire da quella posta in essere il 7 ottobre da Hamas; ma anche quella scatenata da Netanyahu che sta martirizzando il popolo palestinese. Dopo il 7 ottobre mi sono chiesto come sia stato possibile che un apparato come quello israeliano, notoriamente dotato dei servizi investigativi più sofisticati al mondo, sia stato preso alla sprovvista. Oggi (basta leggere le notizie apparse sul New York Times e riportate anche da qualche giornale israeliano), sappiamo che Israele conosceva i piani di Hamas almeno un anno prima degli attacchi. Possedeva un documento di 40 pagine, chiamato in codice “Muro di Gerico” il quale delineava, punto per punto, esattamente il tipo di invasione devastante che ha portato alla morte di circa 1.200 persone e alla cattura di oltre 200 ostaggi. Il documento circolò ampiamente fra i leader militari e dell’intelligence israeliani, ma gli esperti stabilirono che un attacco di quella portata e ambizione andava oltre le capacità di Hamas. Eppure gli analisti

“Mestieri e botteghe riminesi del Quattrocento” pronto per la stampa, l'appello dello storico premiato con il Sigismondo d'Oro

Rimini ha maturato l’aspirazione a diventare capitale italiana della cultura 2026. L’obiettivo è senz’altro impegnativo; per raggiungerlo, credo vi sia una condizione prioritaria e indispensabile: la partecipazione, il coinvolgimento di ogni cittadino, che deve “sentire” quel traguardo come proprio. Deve formarsi un clima propizio, un moto corale, un impegno collettivo. Da ciascuno di noi deve scaturire uno spunto, una scelta, una iniziativa personale, operativa, che trovi origine nella nostra sensibilità, nel nostro bagaglio culturale, in ciò che sappiamo e possiamo fare; un apporto capace di inserirsi in un quadro più generale. Anch’io cercherò di fare la mia parte. Dato per scontato che fra le tematiche di cui fare tesoro rientrerà sicuramente l’epopea malatestiana, nei suoi molteplici aspetti artistici, economici e sociali; considerato che si è tanto e sempre parlato delle poche figure emergenti, lasciando totalmente in ombra la gente comune, i cittadini, i lavoratori, le donne, propongo la pubblicazione di uno studio dal titolo “Mestieri e botteghe riminesi del Quattrocento”. Il tema non è mai stato affrontato dagli storici, perché mancano le fonti utili ad approfondire facilmente questo tema. Da parte mia ho potuto svilupparlo e portarlo a compimento solo facendo tesoro dei materiali d’archivio raccolti in oltre 50 anni di ricerche,

Sono gli scafisti a provocare l'immigrazione? Se si indica la luna, lo sciocco guarda il dito

Le “invasioni barbariche” del terzo, quarto e quinto secolo dopo Cristo, che hanno causato fra l’altro la caduta dell’Impero Romano, portarono i popoli dell’area continentale euro-asiatica ad invadere le regioni europee centro-meridionali. Il gran parlare che se ne è fatto, però non ha messo nella dovuta evidenza come la causa fondamentale di questo fenomeno andasse ricercata nel peggioramento climatico verificatosi in quei secoli (la cosiddetta “piccola età glaciale”). Non a caso le invasioni si sono dirette costantemente da nord verso sud, cioè verso regioni più calde. Se estendiamo l’analisi storica ad altri casi di migrazioni significative, ci rendiamo conto che si sono sempre verificate nelle fasi di variazioni climatiche. Appare dunque strano che le problematiche odierne legate alla “fuga” dai paesi africani verso quelli europei non vengano inquadrate in una visione politica di più ampio respiro. Il passato colonialismo ha prodotto un vero e proprio saccheggio di quei paesi. Le loro originarie economie agricole di sussistenza sono state sovvertite, sostituendole con monocolture funzionali ad un sistematico sfruttamento. Il riscaldamento climatico in atto (provocato da quelle stesse nazioni che finora li hanno sfruttati) li coglie indifesi e sta mettendoli in ginocchio. Quelle genti fuggono in direzione di aree più temperate, capaci di offrire

Se il signore di Rimini tornasse in vita non potrebbe utilizzarlo

Ieri notte ho sognato – guarda caso – Sigismondo Pandolfo Malatesta che ritornava in vita. L’ex Signore di Rimini si guardava intorno piuttosto spaesato. Il suo castello era diventato un luogo di spettacolo e il fossato un paciugo per cani. Sulle strade si rischiava ogni momento d’essere travolti da marchingegni infernali e assordanti, che avevano sostituito i cavalli, emettendo uno strano odore. Ad ogni piè sospinto si trovava di fronte a cose e fatti assolutamente inconcepibili. Dopo una prima fase di faticoso ambientamento, aveva cercato di immaginare per sé uno spazio ed un ruolo nella realtà in cui si trovava catapultato. Era stato un forte guerriero, ma le armi che un tempo lo avevano reso famoso, oggi apparivano decisamente superate, mentre quelle moderne faticava a concepirle. Meglio lasciare perdere l’arte militare e dedicarsi a qualche attività “civile”. Quale settore gli pareva interessante e tale da non temere crisi in futuro? D’istinto aveva pensato alla ristorazione: l’uomo continuerà di sicuro a mangiare e bere. Tuttavia, sfogliando le “pagine gialle”, si è reso conto che i locali in città erano numerosi e la concorrenza assai forte. Però, riflettendo, ha pensato che se l’uomo mangia, poi digerisce, consumando una merce al suo tempo inesistente, la

Nei documenti appare fin dal Trecento con la denominazione che corrisponde a quella del dialetto di Rimini: perchè non ripristinarla?

Nei documenti appare fin dal Trecento con la denominazione che corrisponde a quella del dialetto di Rimini: perchè non ripristinarla?

Non nascondo che l’esito del referendum tenutosi il 4 dicembre 2016 mi ha profondamente amareggiato. Con un colpo di spugna è stato cancellato l’esito di un percorso costituzionale che – pur tra comprensibili difficoltà, inevitabili mediazioni, indubbie imperfezioni – avrebbe tuttavia permesso alcuni risultati significativi: un sistema elettorale capace di proclamare un vincitore certo, dotato di una maggioranza parlamentare sufficiente per governare senza inciuci e ricatti; semplificazione e snellimento degli organismi decisionali e dell’iter legislativo per adeguarlo alle mutate esigenze odierne; eliminazione di quei conflitti fra istituzioni nazionali e regionali che oggi bloccano o rallentano all’inverosimile anche le realizzazioni più impellenti. L’insieme di queste acquisizioni avrebbe senz’altro dato al Paese maggiore efficienza e tempestività nel rispondere alle esigenze dei cittadini, consentendo in pari tempo consistenti risparmi di spesa. Ma i cittadini hanno detto no; questo processo è stato bloccato e probabilmente non sarà possibile riprenderlo in tempi brevi. In questa scelta hanno giocato motivazioni molteplici e diverse. Innanzitutto la politicizzazione dello scontro, per cui molti elettori hanno votato non pensando al merito del quesito referendario, bensì alle contrapposizioni fra i partiti e i movimenti schierati sulla scena italiana. In secondo luogo credo che abbia pesato non poco la crisi in cui versa il Paese,

È il consiglio che mi sento di dare ai Riminesi dopo aver letto la notizia di un fatto spiacevole accaduto nell’ormai lontano 1823. Ce lo racconta il notaio Michel’Angelo Zanotti nel suo Giornale di Rimino. 1823. Terminò questo mese di luglio con una straordinaria disgrazia. Eravi un gatto che inseguiva volentieri il pollame ritenuto nella casa ove abitava il nobile signor Pietro Paci. Questo gentiluomo, indispettito contro questa bestiola, vedendolo starsene sdraiato sopra una fenestra che corrispondeva ad un sotterraneo della casa medesima, gli scaricò addosso un colpo di fucile carico di grossa munizione. L’animale rimase estinto; ma disgraziatamente, transitando in quello stesso istante un suo domestico per nome Pacifico Santarelli, la carica andò a colpire anche questo povero uomo e sì fattamente che, portato allo spedale, cessò di vivere il dì 3 del susseguente Agosto. Un tanto strano incidente accaduto involontariamente afflisse estremamente il Paci, signore di buon carattere che, attesa la sua nobile condizione, l’accidentalità del caso e l’assegno congruo fatto alla famiglia del defonto, dopo l’arresto in casa per qualche tempo, venne liberato, né la Polizia procedè più oltre contro di lui. Alla luce di questo fatto io, che sostengo la tutela e il rispetto degli animali, invito tutti

Oggi intorno ai denti si è sviluppata una attività industriale di dimensioni enormi e si sta trasformando la stessa figura del dentista, insidiata ormai da strutture che hanno superato i confini nazionali. Perciò mi ha fatto leggermente sorridere il seguente volantino pubblicitario apparso a Rimini nel 1761: “NOBILISSIMI SIGNORI “Ad istanza di buoni amici, ANTONIO FABBRI Diletante Dentista abitante in codesta sua città di Rimino fa noto alle Nobiltà Loro, non meno a chiunque altro per benefizio e vantaggio comune che, oltre il saper mettere denti bosticci al naturale, impiomba quelli che ne hanno di bisogno, gli pocho stabili o sieno crollanti stabilisce e ferma ed i calcinati o pozzulenti mirabilmente governa e ripulisce, anzi che recar dolore egreggiamente ricrea e consola. Per quelli poi non si trovassero in bocca denti di sorte alcuna, lavora mandipole intere con tal’ arte e politezza che, non solo non si distinguono da’ naturali, ma si puole volendo, oltre il benefizio di ben pronunziare le parole, anche masticare qualunque cibo al proprio individuo necessario e grato. Possiede parimenti una polvere, quale non è né minerale né nauseante, ma tratta da soli semplici, colla quale con tutta facilità si rendono bianchi e lucidi i denti, quantunque neri, e si

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